Una disabile a Vecchi: «Perché devo suonare un campanello per entrare ad H&M?»
Reggio Emilia, lo sfogo davanti al sindaco di una donna in sedia a rotelle. La replica del primo cittadino: «Chiamerò la proprietà»
REGGIO EMILIA. Chiamateli pure gli incerti del mestiere di sindaco. E’ l’8 dicembre in piazza Prampolini e Luca Vecchi ha appena fatto il suo mestiere, accendendo l’albero in piazza. Non ha più la fascia tricolore, ma la gente lo riconosce e lo saluta, gli stringe la mano, gli ricorda una ciclabile ancora di là da venire.
E lui ricambia. Fino a quando non si avvicina a lui un uomo: «Sindaco, mia sorella vorrebbe parlarle, è molto arrabbiata per quello che le è successo poco fa. E’ sulla sedia a rotelle da 26 anni...».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.9883082:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2014/09/06/fotogalleria/palazzo-busetti-dal-degrado-allo-splendore-le-immagini-a-confronto-1.9883082]]
Luca Vecchi si mette a disposizione: «Dov’è adesso?» chiede. «Vado a recuperarla, mi aspetta?». «Sono qui» dice il primo cittadino. Passano un paio di minuti e la signora Lucia è davanti al sindaco. E’ un fiume in piena: «Voi - attacca - avete fatto una serata per ricordarvi di noi, avete illuminato questa piazza sulla quale però io non riesco a muovermi...».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.9907145:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2014/09/10/fotogalleria/apre-h-m-e-a-palazzo-busetti-compare-la-bandiera-della-svezia-1.9907145]]
«Abbiamo aperto un cantiere proprio in questa piazza proprio per renderla agibile a tutti». Invero, non è - solo - di questo che la donna vuole parlare con il sindaco. «Guardi - dice la donna, sempre più arrabbiata - sono trent’anni che sono messa così e oggi, dopo dieci anni ho deciso di venire in centro per vedere l’albero acceso e i negozi. E invece ho passato una giornata di m... Perché non sono nemmeno riuscita a entrare ad H&M. Ma le sembra normale che io debba suonare un campanello per poter entrare in un negozio in cui tutti gli altri possono andare e venire liberamente? ».
Luca Vecchi prova ad abbozzare: «Lei mi sta parlando di una proprietà privata...». Ma la donna si infervora ancora di più: «Lei offende la sua intelligenza se dice una cosa del genere. Quello è un locale pubblico e io e lei abbiamo lo stesso diritto di frequentarlo. O no?». Luca Vecchi replica, o almeno ci prova: «Lei ha sicuramente tutti i diritti che ho io...». «Io voglio sapere da lei se quel campanello è una cosa normale, se secondo lei i gestori di questo locale sono in regola». «Credo siano in regola. Poi - rispoposso essere d’accordo con lei che magari sono le regole ad essere sbagliate...».
Vecchi prova persino a invitarla nel suo ufficio, anche perché il capannello sta per rubare la scena all’albero acceso. Niente da fare: la signora non vuole esser consolata, vuole essere ascoltata e vuole risposte: «Dieci anni fa ho chiesto un incontro a Delrio e sono ancora qui che aspetto: ma il tempo per andare a Cutro lo trovava..». E niente: ciclicamente quel nome ingombrante si mette in mezzo, così come quel brend, coniato proprio da Delrio, “La città delle persone” viene usato come una clava ad ogni lamentela: «Nella città delle persone - dice la donna - le sembra normale che io debba saltare sui sassi?».
«Io - risponde Vecchi sforzandosi di non perdere la calma - sono sindaco da un anno e mezzo. Se le dicessi che in un anno toglierò tutte le barriere di questa città la prenderei in giro. Le prometto il mio impegno e dei risultati. E le prometto che chiamerò la proprietà di H&M e dirò loro di creare un accesso come si deve per le persone disabili». Solo a quel punto, la signora Lucia si placa: detta il suo numero di cellulare al portavoce del sindaco della «città delle persone».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
