Oggi nuovo sopralluogo dei tecnici del Ministero
Da Roma arriva il funzionario specializzato nell’allestimento di aule speciali Domani e venerdì due udienze fiume, protagonisti i legali dei prinicipali imputati
REGGIO EMILIA. Prosegue la corsa contro il tempo per arrivare ad una decisione su dove si terrà la seconda fase del maxi processo Aemilia (il dibattimento si snoderà sull'arco di circa due anni) che dovrebbe coinvolgere 150-160 imputati (nel complesso sulle 400 persone, considerando gli addetti ai lavori).
Questa mattina in tribunale a Reggio farà il suo secondo sopralluogo l'architetto Alessandro Scarcella, tecnico ministeriale specializzato in allestimenti di aule speciali: ovviamente le sue valutazioni riguarderanno la fattibilità o meno dell'installazione di una tensostruttura all'interno del palazzo di giustizia di via Paterlini.
L'esperto del Ministero della Giustizia si sarebbe già orientato favorevolmente su questa soluzione nel suo primo "passaggio" a Reggio, però restano le incognite sul piano della sicurezza (il ministero dell'Interno non ha previsto dotazioni aggiuntive in termini di agenti) ed economiche (sul piatto i 350mila euro messi a disposizione dalla Regione per la tensostruttura, ma non vi sono certezze su chi si potrà accollare le spese relative a vigilanza aggiuntiva, servizi di pulizia, facchinaggio e utenze, visto che il ministero della Giustizia non intende scucire soldi avendo già pronte come concreta alternativa le aule-bunker di Milano o Firenze).
Sul piano informatico, invece, la macchina ministeriale si è già messa in moto come ha fatto capire sabato a Reggio il dirigente competente: ovunque si tenga, il dibattimento potrà contare su un "format" ad alta tecnologia (digitalizzazione degli atti, pc, video, sistema di videoconferenza) come quello applicato al processo "Mafia capitale" in corso a Roma.
Sui tempi dell'individuazione del luogo del dibattimento pesano anche le scelte che intende fare il gup Francesca Zagaglia all'udienza preliminare che si sta svolgendo a Bologna. Se il giudice emetterà le prime decisioni (decreti di rinvio a giudizio o proscioglimento) entro questo mese (18 o 22 dicembre le date più probabili), sono davvero pochi i giorni a disposizione di chi si dovrà esprimere (Corte d'appello di Bologna e ministero della Giustizia) sul futuro del maxi processo Aemilia.
Discorso diverso se le decisioni del gup arriveranno - per evitare incompatibilità - solo in fondo all'udienza preliminare (fine gennaio-primi di febbraio). Facilmente se ne saprà di più in settimana, visto che a Bologna - fra domani e venerdì - verranno completate le arringhe dei difensori (un numero ciclopico, circa 160 su 240 gli imputati che non hanno optato per un rito alternativo) tese a chiedere il "non luogo a procedere" per i propri assistiti.
A quel punto il gup Zagaglia dirà, in aula, come intende procedere, non solo sull'emissione dei relativi decreti, visto che potrebbe essere necessario anche dare spazio alle repliche del pm antimafia Marco Mescolini e degli avvocati difensori con un'udienza ad hoc.
Fra l'altro le due udienze-fiume di questa settimana riguardano figure di primo piano dell'inchiesta Aemilia, tutti considerati dalla Dda di Bologna appartenenti alla cosca Grande Aracri: Michele Bolognino, Gianluigi Sarcone, Gaetano Blasco, Gianni Floro Vito, Alfonso Paolini, Palmo e Giuseppe Vertinelli, Giuseppe Iaquinta, Giulio e Giuseppe Giglio, Francesco Frontera, Karima Baachaoui, Francesco Lomonaco.
Ma sarà anche la volta, per reati minori, dell'imprenditore Mirco Salsi, dell'ex calciatore Vincenzo Iaquinta e dell'ex maresciallo dei carabinieri Alessandro Cupezza. Sinora le difese hanno rimarcato molto un concetto: "I calabresi non sono tutti mafiosi così come si sta cercando di insinuare nelle indagini".
Un contrattacco incentratosi poi sull'analisi delle prove (collegamenti, intercettazioni) e teso a smontarle. Da parte sua il pm antimafia Mescolini ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli imputati che hanno scelto il rito ordinario: "L'associazione a delinquere è emersa in tutta la sua evidenza - ha detto il pm durante la sua requisitoria - mentre i carabinieri indagavano su reati ordinari: false fatture, usura, estorsioni, che poi si sono rivelati reati "satellite" del sodalizio mafoso".
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