«Cesi aiutava le persone sembrava più prete di me»
Correggio: don Giuliano Guidetti e altri testimoni difendono il maresciallo Ma, al processo, le parole del colonnello Giovanni Fichera surriscaldano l’aula
CORREGGIO. «Il comandante Cesi si dava da fare per gli altri, a volte sembrava più prete di me». Con queste parole – che riassumono anche quelle dei testimoni che ieri hanno sfilato in tribunale durante l’udienza del processo all’ex comandante dei carabinieri Roberto Cesi, in cui sono stati ascoltati i testi della difesa – don Giuliano Guidetti, parroco di Fosdondo, Budrio e Canolo ha raccontato il proprio rapporto di stima col maresciallo. Il don ha avviato una raccolta di firme a seguito della notizia del trasferimento di Cesi, perché «non trovavo giusto che una persona che si dedica alla comunità in questo modo sia trattata così, e volevo disapprovare pubblicamente questa scelta».
Don Guidetti è stato preceduto dal colonnello Carlo Carrozzo, ora a capo dell’ufficio personale del Comando Regione Marche, in precedenza a Modena. «Ho avuto Cesi come dipendente dal 2012 al 2014 e si distingueva per professionalità e acume investigativo in diverse inchieste riferite a omicidi e rapine». Il clima si è surriscaldato quando il colonnello Giovanni Fichera, comandante provinciale dal 2008 al 2012, ha testimoniato su un esposto anonimo che si riferiva a Cesi. Esposto che parlava del «comportamento del maresciallo», a seguito del quale Fichera chiese delucidazioni all’allora sindaco, Marzio Iotti, incontrandolo un paio di volte: la seconda, verbalizzata. Iotti parlò di estorsione nell’ambito di un colloquio relativo ai lavori «fatti in più», nella caserma che, come emerso da udienze precedenti, sarebbero stati pagati da Unieco. «Lei sa che l’articolo 420 del regolamento dei carabinieri dice che sono vietate verifiche sugli esposti anonimi, che vanno cestinati?», ha tuonato l’avvocato di Cesi, Giuseppe Rossodivita, contro Fichera, il quale nel provvedimento di trasferimento di Cesi scrisse di condotte assai discutibili da parte del luogotenente. Fichera, sulla possibilità di conciliare in modo bonario le questioni tra privati, ha ribadito che c’è un limite, posto dall’emergere di ipotesi di reato. E nel dibattito è emerso come la norma del regolamento sia soggetta a intrepretazione.
Un altro testimone, un correggese richiamato dai carabinieri per iniziativa della sua ex, la quale pretendeva che pagasse la rata di un debito condiviso, l’uomo dice: «Cesi mi ha parlato da buon padre di famiglia, mi ha convinto a cancellare i video “intimi” che io e lei avevamo registrato e mi disse di cancellare anche il numero di lei». Tra i teste erano presenti Mauro Bervini, residente in via San Prospero, e Sonia Prandini: entrambi abitano vicino ai Vizi del Pellicano, locale che ha esasperato i residenti per la musica dal vivo trasmessa a volume intollerabile, secondo i residenti che hanno commissionato uno studio fonografico. Cesi anche in questo caso ha risolto la situazione dirimendo la controversia tra il locale e i cittadini. Tra i testi anche l’ex comandante della Municipale, già assessore e dirigente Flavio Guidetti, che ha documentato sulle transenne per regolamentare i parcheggi davanti a locali d’intrattenimento. Edoardo Porta, ex capogruppo dell’Italia dei Valori, ha detto che in una commissione «ci fu un accanimento verso Cesi che mi disturbò: l’ex sindaco sollecitò a fare presente eventuali fatti che contribuissero ad incriminare Cesi».
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