«Non chiamiamole terapie, sono truffe»
Galeazzi, professore di Psichiatria a Unimore: l’omosessualità non si cura perché non è una malattia
REGGIO EMILIA. Abbiamo girato i nostri dubbi sul “caso Courage” a Gian Maria Galeazzi, professore associato di Psichiatria all’Università di Modena e Reggio.
Professore, cosa pensa delle attività di Courage?
«Ho solo avuto la possibilità di consultare il sito web di questa iniziativa e sono rimasto inorridito nel trovare equiparata l’omosessualità alla dipendenza da alcol e comportamenti di masturbazione a vizi che richiedono e terapia e sostegno spirituale. Uno potrebbe pensare che affermazioni del genere si commentino da sé e incontrino, come si meritano, compatimento, sdegno e derisione. Invece messaggi del genere sono molto dannosi proprio perché credo che possano attrarre solo le persone più suggestibili, in difficoltà e magari senza un adeguato sostegno sociale in quanto isolate perché si vergognano di tendenze e comportamenti che oggi la comunità professionale considera normali, come l’attrazione, le relazioni e l’amore omosessuale. Questi gruppi si avvantaggiano dell’ignoranza e del fatto che nel nostro Paese è ancora difficile fare “coming out” al contrario di quasi tutti i Paesi dell’Unione Europea dove i diritti sono sanciti e l’omofobia viene perseguita».
E’ quindi contrario a questi gruppi di sostegno che accompagnano gli omosessuali verso la castità?
«Come psichiatra sono molto preoccupato di fenomeni del genere perché invece di aiutare a rafforzare l’autostima possono solo aumentare sensi di colpa e fallimento, confermando stereotipi e discriminazioni che le persone gay, lesbiche e transgender incontrano già in abbondanza nella società. Inoltre queste attività ricordano molto i tentativi “riparativi” ovvero cosiddette terapie che si prefiggerebbero di far cambiare orientamento sessuale, magari su richiesta di chi ha questo orientamento perché a disagio».
“Cosiddette” terapie?
«Sì perché oggi sappiamo che sono delle truffe non solo perché l’omosessualità non è una malattia, ma perché non c’è alcuna prova che tali metodi raggiungano i risultati che pretendono di perseguire. Conosciamo invece i grandi danni di questi interventi che possono precipitare alcuni soggetti nella disperazione perché condannano radici profonde dell’identità delle persone. E’ questo il motivo per cui le maggiori Associazioni Professionali di Psichiatri e Psicologi hanno dichiarato, da tempo, che queste cosiddette “terapie” sono eticamente e deontologicamente inaccettabili».
Stereotipi e discriminazione. Come vede il futuro?
«Sogno un giorno in cui non ci sarà neanche bisogno di interpellare uno psichiatra su questioni del genere. Ma c’è molto da fare, come testimoniano episodi anche recenti. Oltre all’esistenza di gruppi come Courage, penso per esempio al fatto che pochi giorni fa si sia tollerata, a Modena, l’affissione di manifesti apertamente omofobi a cura di un gruppo consiliare comunale». (c.c.)
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