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Arcigay: "Questa è una follia"

Arcigay: "Questa è una follia"

Il segretario Alberto Nicolini: "Bisogna prendere subito le distanze"

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REGGIO EMILIA «Anzitutto desideriamo ringraziare l’Espresso e la Gazzetta di Reggio per aver denunciato il disgustoso gruppo di incontro “Courage” che vorrebbe portare gay e lesbiche alla castità partendo dal presupposto che essere omosessuali sia una condizione da gestire come l’alcolismo».

Così Alberto Nicolini, segretario di Arcigay Gioconda Reggio Emilia che, insieme alla presidente Fabiana Montanari, prende posizione contro l’associazione “Courage”. «Tutto questo - contestualizza Nicolini - certifica quello che andiamo dicendo da tempo, dopo le conferenze omo-transfobiche tenutesi nelle parrocchie della nostra provincia (l’ultimo, che ancora mi addolora personalmente, a Rubiera): il Vescovo di Reggio permette manifestazioni di odio contro gli omosessuali. Il metodo Courage, infatti, prevede che i gruppi siano gestiti da un sacerdote indicato dalla Curia, che quindi non può non sapere. Hanno indicato loro il lupo travestito da pastore».

«Courage - continua il segretario di Arcigay - cerca di insegnare a odiare sé stessi e fa adottare una serie di formule, tra cui “abbiamo fatto un elenco di tutte le persone cui abbiamo fatto del male” (sottointeso: per il fatto di essere gay o lesbiche). In realtà un primo elenco di persone cui la Curia reggiana sta facendo del male con conferenze e “corsi” ce l’abbiamo noi come associazione: tutti coloro che trovano il coraggio di chiederci aiuto per ritrovare la fiducia e l’amor proprio in sé stessi, e poter vivere finalmente la propria vita con serenità».

«Sarebbe ora che il Vescovo - prosegue - si offrisse a un confronto sereno e pubblico su questo punto, confronto che dal gennaio 2015 ignora. Noi non siamo un’associazione privata, ma pubblica, che offre servizi a tutta la cittadinanza (dai gruppi di discussione sulle tematiche LGBT tutti i martedì ai test contro l’Hiv in piazza assieme al servizio sanitario, tutti servizi aperti a persone cattoliche, musulmane, atee…) e il Vescovo rappresenta una realtà sovvenzionata con soldi pubblici: facciamo un bel dibattito e chiariamo le nostre posizioni. Sarebbe una bella occasione per prendere distanza da questa follia di Courage. Perché, si sa, chi ritiene che l’omosessualità sia una malattia da curare, ha davvero bisogno di aiuto professionale».
 

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