Gazzetta di Reggio

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Degrado, ora spuntano due comitati

di Evaristo Sparvieri
Degrado, ora spuntano due comitati

I titolari della Caffetteria della Volta: «Non è l’alcol a prezzi bassi il vero problema, chiediamo aiuto senza ottenerlo»

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REGGIO EMILIA. Hanno cercato una sponda nel nascente comitato, senza trovare però alcun appoggio. E ora stanno pesando di organizzare un contro comitato, sostenuti da altre decine di residenti, per cercare di risolvere in maniera diversa i mille problemi esplosi di colpo in via Emilia Santo Stefano. Nel tentativo di far rivivere il centro tenendo lontano il degrado.

Risse, spintoni, schiamazzi. Dalla Caffeteria della Volta, non ci stanno a passare come la causa dell’allarme degrado. È su locali come questo che l’associazione Porto Franco ha acceso i riflettori, parlando di happy hour in cui vengono messi in vendita alcolici a prezzi stracciati. E lanciando l’allarme sul baby alcolismo. Problemi che i titolari del locale, Carlo D’Esposito e Caterina Malugani, sostengono di conoscere bene, affermando di essere in prima linea nel far rispettare ogni norma. Anche quelle di buon senso. E trovandosi da soli di fronte alle loro battaglie quotidiane: «Non abbiamo mai venduto alcol ai minori. E non siamo gli unici a vendere cocktail a questi prezzi – affermano – Tappezziamo il bar di cartelli con divieto di alcol ai minorenni. E non vendiamo bottiglie in vetro. Abbiamo cercato di collaborare con il comitato, senza ottenere alcun aiuto. Ci hanno detto solo che dovevamo tornare a chiudere alle 19.30. Non capiamo questo atteggiamento». Un locale rilevato nel 2005, che non ha mai avuto problemi. Almeno fino alla fine del 2014, quando hanno deciso di lanciare gli happy hour, prolungando l’apertura anche per cercare di migliorare le entrate in cassa.

Ma è da allora che sono cominciati i malumori di una parte del vicinato, con cui i titolari della Caffetteria hanno cercato di dialogare. Anche di fronte alla sessantina di residenti che ora hanno messo in campo il pugno duro, pubblicando online qualunque scena gli si presenti davanti agli occhi: «La verità è che ci accontentiamo di guadagnare meno. E chiediamo solo di lavorare. La nostra clientela è varia, composta da universitari, anche stranieri, e professionisti».

Isolati. Così si sentono di fronte alle accuse. Ma circondati da tanti altri locali concorrenti che espongono i loro stessi prezzi, nel giro di poche centinaia di metri. «Non siamo i responsabili del degrado», ripetono raccontando episodi in cui hanno allontanato giovanissimi che chiedevano di bere, ammettendo a loro volta la difficoltà nel trovarsi di fronte ad una clientela che, appena fuori dal locale, diventa di fatto ingestibile. «Dove finisce la nostra responsabilità? Noi facciamo di tutto perché nel bar si rispettino le regole. Ma fuori? Se un maggiorenne prende da bere e poi va fuori a darlo a un amico, come faccio a sapere se è un minore? Non possiamo sostituirci alle forze dell’ordine». Problemi concreti. Per i quali chiedono una soluzione. È per questo che hanno chiesto un incontro all’assessore, Natalia Maramotti, per portarla a conoscenza di episodi dei quali si sentono vittime, piuttosto che artefici, valutando anche l’ipotesi di dare vita a un comitato alternativo: «Solo due settimane fa, abbiamo installato telecamere interne ed esterne per visionare ciò che accede nel locale. Ogni notte puliamo nel raggio di cinquanta metri, anche se la norma ci chiede di farlo nel raggio di dieci metri. Abbiamo addirittura pulito graffiti soltanto perché dicevano erano stati fatti da nostri clienti. Questo atteggiamento nei nostri confronti è ingiusto».

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