Diventano contadini e si sposano a 23 anni con un sogno “bio”
Montecavolo: la scelta di Sonia Canovi e Mattia Montanari La coppia produce e vende ortaggi e cereali “di una volta”
QUATTRO CASTELLA (Reggio Emilia) Giovani, diplomati, innamorati e con un sogno – molto “bio” – nel cassetto. Sono Sonia Canovi e Mattia Montanari, due neosposi di 23 anni che hanno deciso di iscriversi all’università della vita e dedicarsi alla terra.
«Ci siamo conosciuti tre anni fa a un corso per diventare imprenditori agricoli – racconta lei – ci siamo piaciuti subito, ci siamo innamorati e abbiamo deciso di lavorare insieme per realizzare il nostro sogno».
Cioè?
«Vogliamo coltivare ortaggi, verdure e cereali biologici, riscoprendo quelli autoctoni e più antichi, e venderli nel nostro spaccio».
Ecco perché avete chiamato la vostra azienda agricola “C’era una volta”…
«Sì, il nostro desiderio è quello di permettere alle persone di riscoprire i prodotti di un tempo, che erano buoni e salutari ma sono andati persi».
Per esempio?
«Il Topinambur, un tubero dalle molte proprietà benefiche, molto gustoso anche da crudo, e il farro, che abbiamo appena seminato e speriamo cresca bene».
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Come mai avete deciso di diventare contadini?
«Io sono nata a Civago e ho sempre amato la terra e stare a contatto con la natura. Mattia, invece, è cresciuto nell’azienda agricola dei suoi genitori, a Montecavolo, ed è stata una scelta molto naturale».
La scuola che avete frequentato vi ha preparato a questa professione?
«Non direi. Io ho frequentato il liceo scientifico, lui ragioneria. Ma abbiamo imparato tanto osservando i nostri genitori e ogni giorno cresciamo facendo le nostre esperienze dirette».
Com’è stata accolta questa scelta dai vostri parenti e amici?
«È stata una sorta di fulmine a ciel sereno e subito abbiamo dovuto lottare per farla accettare. Diciamo che la scelta di sposarci così giovani e di lavorare la terra invece di iscriverci all’università ha spiazzato tante persone, ma dopo il primo momento di spaesamento i nostri genitori ci hanno sostenuto e continuano a farlo».
Finora qual è stata la difficoltà più grande che avete incontrato?
«Avere a che fare con la burocrazia, purtroppo. Avendo della terra anche a Civago mi sarebbe piaciuto riconvertire alcuni terreni in seminativi, ma non è stato possibile. Per non parlare dell’iter, interminabile, necessario per aprire uno spaccio».
State già vendendo i vostri prodotti?
«Da un paio di anni vendiamo nei mercatini e a domicilio le patate biologiche e altri ortaggi che coltiviamo anche a Civago, ma speriamo di potere presto aprire il nostro spaccio, in cui, oltre alle verdure coltivate nella nostra azienda agricola a Montecavolo, vorremmo rivendere anche i prodotti di altri».
Che tipo di prodotti?
«Confetture, sughi, farine macinate a pietra. Tutti prodotti di qualità, selezionati da noi, che diano alla gente la possibilità di fare un passo indietro verso le buone tradizioni che ormai abbiamo perso».
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