Gazzetta di Reggio

Reggio

La capitale emiliana dell'enogastronomia? Non è Reggio ma Parma

La capitale emiliana dell'enogastronomia? Non è Reggio ma Parma

I ducali ottengono dall'Unesco l'ambito riconoscimento di «città creativa per la gastronomia».

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. In Emilia si mangia bene ovunque. Ma qual è la città che ora può vantare di essere capitale dell'enogastronomia? La risposta è... Parma. I cugini parmigiani sono infatti riusciti ad essere ufficialmente proclamati dall'Unesco «città creativa per la gastronomia». E Reggio Emilia resta a guardare, a bocca asciutta.

È la prima volta che una città italiana ottiene questo prestigioso riconoscimento internazionale. Il negoziato è durato circa sei mesi.  La notizia è stata comunicata al sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, da Irina Bokova, direttore generale di Unesco.

Si conclude così positivamente l'iter avviato in primavera e concretizzatosi lo scorso 10 novembre con la presentazione della candidatura a Parigi, alla presenza dei massimi organismi Unesco.

Insieme al Comune di Parma - che ha coordinato l'intera operazione attraverso l'assessorato alle attività produttive e turismo - hanno lavorato tutte le istituzioni e le associazioni della città, senza dimenticare il contributo dell'associazione di cuochi "Chef to Chef" e il sostegno della Regione Emilia Romagna.

"Sono particolarmente soddisfatto di questo risultato che aiuterà non solo Parma ma tutto l'agroalimentare italiano per contrastare anche quei fenomeni di Italian sounding che fanno delle nostre produzioni tipiche le più imitate al mondo". Così il ministro delle Politiche agricole, alimentari Maurizio Martina commenta la proclamazione, oggi a Parigi, di Parma città creativa per la gastronomia.

"L'Unesco - sottolinea il ministro Martina - oggi ha riconosciuto che il cibo è il simbolo di una comunità".

Col riconoscimento di Parma città creativa della gastronomia, sottolinea Pier Luigi Petrillo, conduttore del negoziato per il ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, l'Unesco «ha voluto riconoscere l'unicità di produzioni tipiche come il Parmigiano Reggiano o il Prosciutto di Parma e, al tempo stesso, la maestria di quegli uomini e quelle donne che, di generazione in generazione, hanno tramandato arti creative connesse, ad esempio, alla preparazione di speciali paste ripiene».

L'Unesco, continua il giurista che ha scritto il dossier di candidatura, «ha premiato non solo un modello di gestione integrata della città ‎basato su una continua collaborazione tra istituzioni locali e imprenditoria agroalimentare, ma anche e soprattutto la capacità creativa dei parmigiani che nei secoli hanno saputo dare vita a un elenco di prodotti alimentari unici nel loro genere. Le città creative dell'Unesco sono, infatti, quelle città che dimostrano di avere speciali doti di creatività in specifici settori come la musica, l'arte, il design e la gastronomia appunto».

Nelle scorse settimane, durante i lavori dell'assemblea generale dell'Unesco, la città di Parma insieme all'ambasciatrice italiana all'Unesco, Vincenza Lomonaco e al coordinatore del negoziato, Pier Luigi Petrillo, avevano organizzato a Parigi un grande evento di supporto alla candidatura che aveva particolarmente colpito la direttrice generale dell'Unesco, Irina Bukova. Oggi l'esito pienamente favorevole a Parma. Le altre città creative per la gastronomia proclamate dall'Unesco sono: Bergen in Norvegia, Belem in Brasile, Burgos in Spagna, Phuket in Spagna.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google