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"Questa Chiesa può fare danni"

"Questa Chiesa può fare danni"

Reggio Emilia. Matteo Iori: "L'omosessualità non è una malattia ma una doversa forma d'amore"

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REGGIO EMILIA Matteo Iori è presidente della Papa Giovanni XXIII e del Conagga, l’associazione nazionale contro il gioco d’azzardo. E’ vicino al mondo cattolico e con le dipendenze, così come con i gruppi di auto aiuto, ha a che fare ogni giorno. Ma è lontano anni luce dallo spirito di Courage.

L’esistenza di Courage, e la sua presenza a Reggio, che effetto le fa?
«Tendo a vedere ogni possibile risposta d’aiuto per chi soffre come risposta utile a prescindere che io ne condivida o meno il metodo. Ma in questo caso la presenza di questa associazione sul nostro territorio mi preoccupa notevolmente. Mi preoccupa non tanto per la sua esistenza, quanto per la sua dichiarata condivisione con la Chiesa. Il segnale ufficiale di una Chiesa che trovi nell’astensione dai rapporti sessuali la soluzione a una sofferenza, a mio avviso è il segnale di una Chiesa miope che in alcuni casi può paradossalmente diventare generatrice di sofferenza, come quando propone la castità come soluzione per ridurre le malattie sessualmente trasmissibili. Ciò che mi rassicura è sapere che la Chiesa, in quanto fatta da persone, è caratterizzata da una molteplicità di vedute e di approcci e dubito che la visione promossa da Courage sia la più condivisa».

Perché in tutta Italia Courage è presente solo in tre città tra cui Reggio dove, forse sbagliando, si pensa che l’omofobia faccia più fatica ad attecchire?
«Non mi sorprende che sia a Reggio. Credo che l’omofobia attecchisca in ogni contesto nello stesso modo in quanto la ritengo legata alla necessità degli uomini di mettere in mostra la propria virilità e sottolineare la propria identità sessuale; l’unica differenza è che in certi contesti, come a Reggio, c’è un livello culturale e sociale tale che porta i cittadini a sforzarsi nel celare certe proprie convinzioni e a mettere in luce quelle più “politicamente corrette”. Ma anche sotto la cenere il fuoco cova».

Lei ha a che fare ogni giorno con la ludopatia e con le sue vittime: Courage equipara gli omosessuali agli alcolisti. Un accostamento un po’ forte, non crede?
«I gruppi di auto aiuto sono uno strumento molto importante per tante tipologie di problemi. Dal 1935, grazie ad un’esperienza nata in America, si sono sviluppati in tutto il mondo e su varie tematiche. La base di questi gruppi è legata ai cosiddetti “12 passi” attraverso i quali il partecipante riconosce di avere un problema più grande di lui e che solo tramite un aiuto Superiore sia per lui possibile emanciparsi dalle sue condotte negative. A mio avviso il problema è che se in certi casi l’oggetto della sofferenza è legato ad un desiderio che rovina sé stessi e la propria famiglia (come nel caso dell’alcolismo, della tossicodipendenza o del gioco d’azzardo), in questo caso si tratta solo del dover reprimere un desiderio che potrebbe non avere alcuna controindicazione per la vita della persone. In questo caso si parla di una forma diversa d’amore e in teoria, se vissuto con serenità, l’amore è quanto di più lontano ci sia dalla sofferenza e dalla propria rovina. Rispetto ai presunti insegnamenti della Chiesa, è vero che ci sono passaggi in cui si sottolinea l’importanza della castità, ma sono sicuramente molto di più quelli che sottolineano l’importanza dell’amore e del rispetto degli altri e di sé stessi e dubito che la repressione delle proprie pulsioni d’amore, soprattutto se imposte da famigliari o dall’esterno, possano ben sposarsi con l’essenza dei valori cristiani e con il messaggio di accoglienza e di misericordia ai quali Papa Francesco quotidianamente richiama la sua Chiesa».
 

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