«Senzatetto? Vogliono stare in stazione»
Alla presentazione del Piano di accoglienza invernale, il vicesindaco replica alle polemiche sull’apertura dei locali
REGGIO EMILIA. E' stato avviato il primo dicembre il Piano di accoglienza invernale, che da quindici anni scatta all'inizio della stagione fredda per offrire un tetto durante quattro mesi ai sempre più numerosi emarginati privi di un alloggio. Il Comune, viste le attuali ristrettezze, non ha potuto aumentare lo stanziamento di circa trentamila euro, ma il crescente impegno del volontariato e del mondo cattolico fa sperare che ancora una volta si possa fare fronte all'emergenza, grazie ai 127 posti letto messi a disposizione in 29 realtà diverse soprattutto dalla Caritas, in collaborazione con le parrocchie e i privati cittadini.
Il problema salta agli occhi in tutta la sua criticità nella zona di piazzale Marconi e via Turri. Il comitato 4 Novembre, formato dai residenti, aveva denunciato lo spettacolo miserevole e indecoroso dei barboni che bivaccano nella stazione ferroviaria. «Non è possibile - avevano chiesto - porvi rimedio, eventualmente ospitandoli nei locali del seminario vescovile in gran parte sgomberati?». «Non abbiamo potuto - riferisce Matteo Sassi, vicesindaco e assessore al welfare - trovare una soluzione migliore di quella adottata l'anno scorso. L'ho illustrata ai membri del comitato in un incontro avvenuto nei giorni scorsi. Abbiamo concordato con la direzione ferroviaria di mantenere aperta la stazione nelle ore notturne per le persone che vi si rifugiano e che altrimenti cercherebbero un riparo sotto i portici dei vicini condomini. Il Comune si impegna ad assicurare la pulizia degli spazi di attesa della stazione affinchè alla riapertura dei servizi questa si presenti nel suo solito aspetto». Ma non sarebbe meglio offrire altrove un letto vero e proprio? «Spesso - obietta Sassi - abbiamo a che fare con persone che scendono dal treno e bivaccano saltuariamente nella stazione. Non è possibile predisporre per loro un alloggio. Inoltre ve ne sono alcune che lo rifiutano in ogni caso. Mercoledì mi sono recato a mezzanotte in stazione e ne ho trovate sei o sette che dormivano con il sacco a pelo. Faremo delle uscite serali in quella zona con la Croce Rossa e l'unità di prossimità dell'associazione Papa Giovanni per assicurare un minimo di presenza e di controllo e distribuire, in caso di bisogno, sacchi a pelo e generi di conforto».
Sull'eventuale disponibilità del seminario, Isacco Rinaldi, direttore della Caritas, risponde: «Nella scorsa estate vi sono stati accolti dei senzatetto, ma d'inverno quei locali non sono riscaldati. Perciò la Caritas ne ha allestiti altri nell'ex-sede dell'Ifoa, a Baragalla, che è di proprietà della diocesi. In ogni caso preferiamo distribuire sul territorio le persone in piccoli gruppi, accogliendole in case private e parrocchie, in modo da favorirne il recupero sociale».
Un altro punto d'accoglienza è il dormitorio per tossicodipendenti allestito dall'associazione Papa Giovanni XXIII, il cui coordinatore Enrico Partisotti invita i cittadini a contribuire alla raccolta di giacche e coperte.
Alla cooperativa sociale Dimora d'Abramo, invece, è affidata la gestione della Casa Albergo comunale, che rimane aperta tutto l'anno, ma d'inverno è aperta 24 ore su 24. «Dal primo dicembre - riferisce il coordinatore Luigi Codeluppi - vi teniamo liberi due posti letto per accogliere per una notte o per il week end chiunque vi si presenti, sia di passaggio o sul territorio. Finora vi abbiamo ospitato sedici persone». «Il piano di accoglienza invernale - sottolinea Michela Caporusso dei servizi sociali del Comune - integra le politiche di accoglienza abitativa per le quali offriamo oltre cento alloggi durante tutto l'anno».
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