A Reggio Emilia c'è qualcosa che non va
In Italia i reati calano, ma la paura cresce. Come si spiega questo strano fenomeno della paura crescente, proprio quando il numero dei reati complessivi diminuisce? Certamente, i titoli gridati ed esasperati dei media e dei reality, il comportamento delle forze politiche che guadagnano sulla paura, accrescono il senso d’insicurezza dei cittadini.
Tuttavia, non è solo suggestione. C’è un dato di realtà che può spiegare questo fatto. Infatti, è vero che, da anni i reati più gravi come gli omicidi sono in sensibile diminuzione, ma ciò non è per niente rassicurante per la gente comune perché l’insicurezza e la paura sono spinti dalla forte crescita dei reati predatori, quelli che, colpiscono le persone comuni.
Borseggi, scippi, effrazioni, taccheggi, furti in casa, fanno sentire le persone violate nella loro sfera più intima e le rendono insicure. La possibilità di essere vittima di un omicidio, è sempre stata remota, fra chi non frequenta ambienti malavitosi, ma la possibilità di trovarsi faccia a faccia, per strada o in casa propria, con ladri senza scrupoli e di efferata violenza, è divenuta, per tutti, una probabilità concreta, immanente. La paura cresce anche nella provincia reggiana, nient’affatto risparmiata dalle scorrerie delle bande di delinquenti che vivono di furti e rapine.
Anzi, forse la retorica di Reggio come isola felice, impedisce di vedere con chiarezza fra le pieghe della realtà e può indurre allo stesso errore di sottovalutazione che è stato commesso nei confronti della mafia. La nostra terra non è più un’isola felice. Ricchezza diffusa e pene insignificanti, costituiscono, per la malavita una ghiotta opportunità.
Anche il furto della bicicletta, di per sé reato minore, irrita le persone e le fa sentire insicure. Quando un cittadino si vede rubare una, due e anche tre o più biciclette, avverte che c’è qualcosa che non va nell’ambiente che lo circonda. Quando cammina per la città e vede decine di soggetti poco raccomandabili che non fanno mai nulla, che bevono e aspettano, è normale pensare che qualcosa è cambiato nella città in cui vivi ed è qualcosa di sgradevole e pericoloso.
Ma c’è ben altro. Secondo i dati del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno pubblicati pochi giorni fa su questo giornale, la situazione reggiana è in preoccupante controtendenza. Mentre in Italia i reati denunciati, nel 2014, calano, a Reggio sono aumentati del 3,6%, i borseggi del 26%, i furti d’auto del 24,5%, i furti in abitazione, quelli che fanno più paura, del 20%, le rapine del 14%, le estorsioni addirittura il 58%. Anche se, alcuni di questi reati, sono meno numerosi a Reggio che altrove, il dato preoccupante, è il loro forte incremento rispetto all’anno precedente.
Le forze dell’ordine sono ben consapevoli di questo fatto. Non è un caso che proprio nella nostra città il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica si sta riunendo con una frequenza che non ha pari. Questa consapevolezza e l’abilità nelle operazioni anticrimine, danno sollievo, ma la preoccupazione dei cittadini cresce, perché ormai si ruba di tutto. Si ruba nelle case e nelle farmacie, si ruba nei bar e i bancomat delle banche, i cavi di rame e le biciclette.
A fronte di questo che appare come un vero e proprio attacco di bande organizzate, l’ottusità delle pene italiane aumenta l’insicurezza delle persone perbene e la frustrazione delle forze dell’ordine. Un alto funzionario delle forze dell’ordine sintetizzava con una battuta la situazione italiana: “Reato grave, condanna pesante, pena sospesa”.
E’ forse proprio qui, nella mancata certezza della pena per chi delinque, che nasce la sfiducia dei cittadini verso lo Stato. Nessuna pena è effettiva in Italia. Tutto è sulla carta. Basterebbero meno anni di reclusione, ma effettivi, per avere non solo un effetto deterrente superiore, ma anche per riconquistare la fiducia dei cittadini e, con la vicinanza delle istituzioni, infondere coraggio e sicurezza.
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