Gazzetta di Reggio

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Aemilia, Taormina in aula con le scarpe di Iaquinta

Il legale del campione del mondo ha portato all’udienza preliminare le calzature indossate nella foto con la Tattini: «Le ha comprate 2 anni dopo»

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REGGIO EMILIA. Era, quello di ieri, il giorno riservato alle ultime arringhe difensive nell’udienza preliminare del processo Aemilia. E la mattinata se n’è andata con la sfilata dei “principi del foro” che hanno sparato gli ultimi colpi di teatro. Gaetano Pecorella, Filippo Sgubbi, ma soprattutto Carlo Taormina, hanno monopolizzato la scena per buona parte dell’udienza. In particolare, Taormina ha portato in aula le scarpe (non da calcio) dell’ex centravanti della Juve e della Nazionale, Vincenzo Iaquinta. Per dimostrare che la foto scattata in un bar di Gualtieri con il telefonino della consulente fiscale bolognese Roberta Tattini, il 19 giugno 2011, sarebbe un fotomontaggio. Per via del fatto che quelle scarpe sarebbero state acquistate dall'ex calciatore nel 2013. Il campione del mondo ha sempre contestato l'autenticità dello scatto della Tattini, pure lei imputata, che lo ritrae ad un incontro con esponenti della Cosca Grande Aracri. Una riunione a cui Iaquinta sostiene di non aver mai partecipato: l'immagine sarebbe a suo avviso un fotomontaggio. Sul telefonino c'è già stata una perizia disposta dal Gup. Ma nel corso della requisitoria, per dimostrare che le date non tornano, Taormina è tornato sull'argomento e ha portato la documentazione dell'acquisto delle scarpe da un rivenditore di Milano, a fine 2013. Il legale ha poi sostenuto che c'è un altro particolare singolare: nella foto del 19 giugno Tattini avrebbe il viso pulito, mentre in altre immagini della donna fatte prima, ad aprile, e dopo, a settembre, comparirebbe un'escrescenza sul naso, che nella foto di giugno non c'è. Mentre il padre risponde di associazione di tipo mafioso, l'ex attaccante è imputato per una vicenda di armi, due pistole a lui intestate e trovate in una perquisizione nel Reggiano a casa del padre, che non poteva averle in seguito ad un divieto. «Le armi - ha detto Taormina - erano regolarmente denunciate e il padre le spostò all'insaputa di Vincenzo». Show dell’avvocato Taormina a parte, l’udienza di ieri a Bologna ha visto intervenire anche i legali reggiani Nicola Tria (difensore di Karima Baachoui, oltre che di Gaetano e Antonio Blasco), Gianluca Tirelli (che difende Francesco Lo Monaco) Romano Corsi e Domenico Noris Bucchi (legali di Mirko Salsi, Giuseppe Ruggiero e Giuliano Debbi) Carmen Pisanello (che difende Michele Bolognino). In particolare Bucchi e Corsi hanno teso a smontare l’aggravante del vincolo mafioso per il loro assistitito Mirko Salsi che deve rispondere di un episodio di estorsione. Invero, quella di ieri è la penultima udienza prima che il gup Alessandra Zavaglia si ritiri in camera di consiglio per le sentenze e le ordinanze, annunciate per il 22 dicembre. Questo mentre è ancora da decidere la sede del dibattimento. La Camera penale di Reggio è intenzionata a insistere affinché il processo si celebri qui. «Ogni decisione diversa lederebbe i diritti delle difese oltre a gravare sulla collettività con costi enormemente più alti». (m.s.)

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