Gazzetta di Reggio

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Sull’acqua pubblica parte la sfida finale

di Roberto Fontanili
Sull’acqua pubblica parte la sfida finale

In vista dell’assemblea dei sindaci il piano Caia incassa un sì Ma lunedì in sala Tricolore arriva la mozione del comitato

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REGGIO EMILIA. Le posizioni sono ormai inconciliabili. E non c’è più tempo per ulteriori mediazioni. A mettere la parola fine a tre anni di studi e dibattiti su come ripubblicizzare l’acqua non sarà tanto la discussione della mozione popolare che verrà presentata dal Comitato provinciale Acqua bene comune lunedì in sala Tricolore, quanto l’assemblea dei sindaci reggiani in programma il prossimo 17 dicembre, che darà l’ok al piano Caia.

La contrapposizione tra sindaci e Comitato è uscita confermata e cristallizzata anche nella giornata di ieri: da un lato l’assemblea dei sindaci – presenti Luca Vecchi e l’assessore Mirko Tutino – che ha valutato positivamente l’ipotesi di una società mista; da un altro lato, la conferenza stampa del Comitato dei referendari, che ha definito invece la proposta «uno specchietto delle allodole e una scatola vuota». Infine, la riunione del Forum provinciale sull’acqua, che doveva discutere di rifiuti e che si è occupato invece del futuro del servizio idrico proprio per l’imminenza delle due scadenze in dicembre.

I sindaci reggiani si sono incontrati ieri mattina per analizzare la proposta Caia e hanno confermato la scelta «di affidare a una società mista a controllo pubblico la titolarità del servizio pubblico integrato provinciale, che coglie due principi fondamentali: il controllo pubblico e la territorialità del servizio». Per i sindaci reggiani, il cosiddetto piano Caia - Vecchi (immediatamente e totalmente bocciato dal Comitato Acqua bene comune) consentirà di non procedere a una gara per la concessione del sevizio idrico, ma di svolgere una selezione pubblica per un socio di minoranza (che sarà Iren) e che sarà anche il gestore del servizio.

Una strada questa che consente di evitare che i conti della società infieriscano sui bilanci dei Comuni, come temuto dai sindaci. Dal Comune fanno sapere che questa proposta, se approvata il 17 dicembre prossimo, «sarà una cornice giuridica e amministrativa che a differenza del piano per un affidamento in house non deve per legge contenere già ora un piano industriale».

Il percorso prevede poi che nei primi mesi del 2016 partano le procedure per identificare il partner privato e costruire un piano industriale, aggiornando le valutazioni economiche e finanziarie. Intanto il primo passaggio è la discussione in sala Tricolore della mozione popolare del Comitato dei referendari, con il gruppo consiliare Pd che pare orientato a non limitarsi a bocciare la proposta di una società interamente pubblica contenuta nella mozione, ma ad approvare un documento che valuta positivamente la proposta Caia- Vecchi. Ma ciò che per i sindaci è vista come un vantaggio (tenere distinto e lontano la nuova società dai bilanci dei Comuni e l’aver tempo per fare un piano industriale sostenibile), è anche il motivo che sta alla base dell’opposizione radicale del Comitato Acqua bene comune, secondo il quale il servizio idrico per rispettare il referendum del 2011 non può che essere affidato a una società interamente e totalmente pubblica.

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