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«Dormire in stazione a Reggio Emilia? Non è una scelta»

di Luciano Salsi
«Dormire in stazione a Reggio Emilia? Non è una scelta»

I senzatetto: «Siamo sempre in sette, tutti italiani, ci basta una brandina e un posto caldo». L’assessore Sassi: «Ne prendiamo atto»

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REGGIO EMILIA. Le sette persone che dormono in stazione non ci stanno a passare per vagabondi irrecuperabili, restii ad accettare una sistemazione migliore in un vero e proprio alloggio. Ne desiderano, anzi, la disponibilità.

Il Comune aveva giustificato la richiesta alla direzione ferroviaria di tenere aperta di notte la stazione con la difficoltà di convincere i barboni a trasferirsi in locali idonei: «Abbiamo verificato - aveva detto Matteo Sassi, vicesindaco e assessore al welfare - che non sono sempre gli stessi individui. Vanno e vengono con il treno. Non riusciamo a contattarli in tempo per fornire un alloggio. Alcuni, anzi, lo rifiutano categoricamente».

In redazione abbiamo ricevuto ieri la telefonata di uno di loro, che smentisce con indignazione: «Quel che si dice di noi non è vero. Siamo sempre gli stessi, tutti italiani. Dormiamo in stazione perchè non sappiamo altrimenti dove andare. Ci basterebbe disporre di una brandina in un posto riscaldato».

«Ne prendiamo atto - risponde Sassi - e vedremo di fare tutto il possibile. Grazie soprattutto alla Caritas, alle parrocchie e alle associazioni di volontariato abbiamo pianificato centotrenta posti per l'accoglienza invernale dei senzatetto, ma li stiamo occupando rapidamente».

In molti casi si tratta, peraltro, di letti offerti da privati all'interno delle loro abitazioni. Non tutte le persone, quindi, possono usufruire di questa ospitalità. Occorrerebbe, forse, una collocazione specifica per i frequentatori della stazione, che sono già abituati a convivere in una sorta di piccola comunità improvvisata. Però i locali dell'ex-Ifoa a Baragalla, messi a disposizione dalla diocesi, dovrebbero essere già assegnati. C'è da sperare nella reperibilità di altri posti, come quelli che don Giuseppe Dossetti offre sfruttando ogni pertugio nelle parrocchie da lui gestite.

«In ogni caso - commenta Sassi - confermiamo l'utilità della stazione come rifugio aperto nelle ore notturne. Sappiamo che nel corso degli anni d'inverno le presenze si sono diversificate. Tramite i servizi dell'unità di strada, i volontari delle parrocchie e la Croce Rossa facciamo anche più di una perlustrazione serale ogni settimana. Anche quest'anno abbiamo incominciato a prendere contatto con queste persone, per offrire sacchi a pelo e generi di conforto.

Il Piano di accoglienza invernale, che da quindici anni scatta all'inizio della stagione fredda per offrire un tetto durante quattro mesi ai sempre più numerosi emarginati privi di un alloggio, era stato avviato il primo dicembre. Il Comune, viste le attuali ristrettezze, non ha potuto aumentare lo stanziamento di circa trentamila euro, ma il crescente impegno del volontariato e del mondo cattolico fa sperare che ancora una volta si possa fare fronte all'emergenza.

Una delle situazioni più critiche è quella che salta agli occhi nella stazione ferroviaria. Il comitato 4 Novembre, formato dai residenti della zona, aveva denunciato lo spettacolo miserevole e indecoroso dei bivacchi notturni. Per porvi rimedio aveva proposto l'utilizzo dei locali del seminario vescovile, in gran parte svuotati in vista della vendita dell'immobile. In effetti alcuni senzatetto vi erano stati ospitati nel corso dell'estate, ma ora manca il riscaldamento.

Perciò la Caritas ha allestito altri posti letto nell'ex-sede dell'Ifoa. In ogni caso preferisce distribuire sul territorio gli ospiti in piccoli gruppi, accogliendoli in case private e parrocchie, in modo da favorirne il recupero sociale.

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