Acqua, via libera alla società mista
La decisione ieri in consiglio comunale dopo tre ore di dibattito. Fuori e dentro il municipio, le proteste del Comitato
REGGIO EMILIA. Via libera alla costituzione della società mista pubblico-privata per la gestione del servizio idrico integrato, mentre è stata respinta la mozione di iniziativa popolare del Comitato Acqua bene comune che, forte delle quasi 4 mila firme raccolte, chiedeva che la gestione del servizio idrico fosse affidata a una società interamente pubblica.
Ci sono volute oltre tre ore di discussione in una sala Tricolore con le balconate gremite da un centinaio di persone per arrivare a una decisione che ha visto i sostenitori del Comitato andarsene scontenti e insoddisfatti e non senza avere nel corso del lungo dibattito contestato, protestato, mugugnato. Ma alla fine il Pd che a inizio dei lavori aveva presentato un proprio ordine del giorno ha dato il via libera a Luca Vecchi in vista della riunione dei sindaci reggiani del 17 dicembre che deciderà di costituire una società mista.
Una scelta che eviterà di andare a gara per l’affidamento del servizio, ma che lascia irrisolti tutti gli altri nodi, compreso la presentazione di un piano industriale da parte della nuova società che vedrà come partner Iren e che per essere operativo richiederà ancora tempo.
Il documento del Pd ha ottenuto 20 voti a favore (tutto il gruppo Pd), 10 voti contrari da parte delle opposizioni e l’astensione del consigliere di Sel. La mozione popolare invece è stata respinta con 18 no (Pd), 11 sì (dell’opposizione a cui si è aggiunto il voto di Sel e l’astensione del consigliere Pd Scarpino. Si è trattato di un dibattito dai toni aspri con Il Pd che ha cercato sia negli interventi sia nel documento di tenere aperto il confronto, ma alla fine tra il sindaco Luca Vecchi e il gruppo del M5s si è arrivati ai ferri corti, con il primo che ha rivendicato «come Reggio sia stato il primo Comune a pensare alla creazione di una società mista per la gestione del servizio. Una scelta che lascia aperta il confronto con il Comitato, che dovrebbe garantire il controllo del pubblico sugli investimenti. Inoltre la società - ha continuato Vecchi - opererà solo sul territorio di Reggio e con il pubblico che sarà in grado di controllare i costi e le tariffe con un’attenzione particolare alle fasce più deboli». Un risultato non sufficiente per il Comitato, che con il professor Riccardo Petrella e Daniele Lonidetti hanno cercato di convincere il consiglio comunale del contrario, sottolineando che «la stessa Ue ha affermato che l’acqua è un bene comune e che la sua gestione deve essere affidata ai Comuni». Un percorso già intrapreso in diversi paesi europei con una netta inversione di tendenza rispetto al passato.
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