Camera penale pronta alla sciopero
In una lettera il monito sul cambio di sede: «Affronto alla Costituzione». Intanto il ministro Graziano Delrio corregge il tiro
REGGIO EMILIA. Pronti a proclamare uno stato di agitazione se il processo Aemilia dovesse tenersi lontanto da Reggio Emilia. E’ l’annuncio che arriva dalla Camera penale “Giulio Bigi”. «Lo sganciamento della giustizia dalla dimensione territoriale sarebbe un palese “affronto” alla Costituzione - scrive in una lettera - Ciò che appare sconcertante è che lo Stato e gli enti territoriali mostrino insensibilità e disinteresse rispetto a un inaccettabile stravolgimento dei più basilari principi che presidiano l’amministrazione della giustizia in uno stato democratico e di diritto».
Sono parole pesanti come macigni quelle messe nero su bianco dal direttivo e dal suo presidente, l’avvocato Domenico Noris Bucchi, in una lettera inviata al presidente del tribunale di Reggio Francesco Maria Caruso, al collega di Bologna e al procuratore di Bologna. Una presa di posizione annunciata, e ora ufficializzata, per chiedere con forza che il processo Aemilia nella sua fase dibattimentale resti, così come prevede il codice di procedura penale, in città. E non traslochi a Firenze, come rischia di fare se non si troveranno i soldi, le soluzioni e soprattutto la volontà politica di celebrarlo dove dovrebbe.
Su questo fronte, si registra una significativa retromarcia del ministro dei Trasporti, già sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio. Che dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi, con cui sosteneva non essere «rilevante» la sede del processo, ieri a Bologna ai cronisti che lo incalzavano, ha dichiarato: «Ho già detto che auspicherei che il processo Aemilia si celebrasse a Reggio Emilia, questo aiuterebbe la sensibilizzazione della città, ma l'importante è che si processino gli ’ndraghetisti». E ha aggiunto: «Non ho seguito tecnicamente le difficoltà che il ministro Orlando mi ha solo accennato. Voglio fare i complimenti alla magistratura che ha portato alla luce una rete di collegamenti che inquinava e corrompeva il nostro sistema economico».
Ma la Camera penale di Reggio Emilia incalza. E spiega, nella missiva, cosa vorrebbe dire il trasferimento in un’altra città di un processo come quello di Aemilia.
«Verrebbe definitivamente attribuito il crisma dell’eccezionalità (il ché in qualche modo già sta pericolosamente avvenendo) a questo processo nel quale finiremmo per trovarci di fronte alla creazione di un nuovo genere di giudice speciale: un giudice che viene sradicato dal territorio e dunque da quel popolo in nome del quale dovrebbe amministrare la giustizia - si legge - Dopo l’auspicata smaterializzazione dei fascicoli e il temibile tentativo di smaterializzazione dell’imputato, si aprirebbe la strada anche alla smaterializzazione del giudice».
Ma c’è una terza controindicazione - oltre al fatto che i delitti verrebbe giudicati in un altro luogo a dove sono stati commessi e alle spese per lo spostamento - che la Camera penale sottolineano: «Nessuno pare abbia concretamente pensato all’inaudita compressione del diritto di difesa (e, ingenerale, dei diritti degli imputati) che un tale scenario obbliga a immaginare. Se patire un processo è di per sé una sofferenza e un costo, costi e sofferenze sarebbero in tal caso enormemente amplificati. I difensori sarebbero costretti a un pendolarismo defatigante; gli imputati sarebbero relegati in strutture penitenziarie distanti (con conseguente ostacolo ai colloqui difensivi). La difesa, già faticosa in un processo di tali dimensioni, sarebbe enormemente ostacolata».
Da qui, l’annuncio di una mobilitazione.
«Laddove dovesse prendere forma l’ipotesi di un trasferimento del processo (rectius del tribunale) ad altra sede, non esiterà a proclamare uno stato di agitazione, a valutare l’ipotesi di un’astensione dalle udienze penali e ad attuare ogni forma di legittima protesta per contrastare lo svolgimento di un processo in spregio alle norme costituzionali e ordinarie, nel quale la funzione difensiva rischia di vedersi svilita e ridotta a mero simulacro» concludono le Camere Penali. (el.pe)
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