Gazzetta di Reggio

Reggio

Duemila medici incrociano le braccia per 24 ore

di Roberto Fontanili
Duemila medici incrociano le braccia per 24 ore

Reggio Emilia, tra i nodi da risolvere la privatizzazione della sanità e la nuova turnazione imposta dalla Ue

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REGGIO EMILIA. L'esercito di circa duemila medici che presta servizio nella nostra provincia, oggi si asterrà dal lavoro per 24 ore garantendo comunque le prestazioni urgenti.

Ed è la prima volta dall’entrata in vigore del Servizio sanitario nazionale che tutte le sigle sindacali di categoria dei medici (da quella di famiglia, agli ospedalieri) si sono trovate d’accordo nel dichiarare sciopero.

Una protesta che potrebbe continuare nelle prossime settimane se non vi sarà «un rilancio della sanità pubblica che deve restare unitaria, equa, universalistica e sostenibile che valorizzi il ruolo del medico e non lo schiacci sotto il peso burocratico di una gestione solo contabile del Servizio sanitario nazionale».

Quello che i medici temono è che «la sanità vada verso una privatizzazione strisciante, come confermano la nascita di nuove mutue e forme assicurative private, a fronte dei costanti tagli alle risorse e alla mancata integrazione tra ospedale e territorio».

Il nodo resta quello delle risorse destinate al settore, con la richiesta di un nuovo contratto di lavoro, (ormai fermo da sei anni) che ne è solo una parte. «Il contenzioso che oppone i medici a Governo, Regioni e Ausl - spiega il segretario provinciale della Fimmg (medici di famiglia e pediatri) Euro Grassi - comprende una serie di questioni che coinvolgono direttamente i cittadini. Come l’approvazione di un piano di assunzioni e di stabilizzazioni dei precari, per far fronte a breve alla mancanza di medici».

Problemi di difficile soluzione senza risorse adeguate. L’entrata in vigore delle norme Ue che impongono orari e un riposo di 11 ore tra un turno di lavoro e l’altro per medici e personale sanitario e il fatto che nei prossimi due anni andranno in pensione in Italia 13 mila medici rischia di far saltare il sistema. Lo stesso accadrà anche a Reggio dove nei prossimi cinque anni l’80% dei medici in attività lascerà per raggiunti limiti di età.

Viene denunciata anche una mortificazione del ruolo e dell’autonomia e della responsabilità dei medici «costretti a svolgere sempre più compiti burocratici e a sottoscrivere polizze assicurative molto costose per garantirsi dal crescente numero di richieste di danni da pazienti».

Infine un'altra richiesta è quella di una riforma delle cure primarie che favorisca l’integrazione tra territorio e ospedale e rilanci la prevenzione.

«La situazione nella nostra provincia è migliore - spiega Euro Grassi - e c’è maggior collaborazione con l’Ausl con la quale è stato definito un nuovo assetto organizzativo per le cure primarie». Permangono problemi con l’azienda ospedaliera «che non consente ai medici di famiglia di consultare gli esami e le cure a cui sottoposto il paziente quando è ricoverato. Di fatto interrompendo una continuità assistenziale tra ospedale e territorio». Ma sul banco degli imputati finisce soprattutto la Regione «che non ascolta i medici, anche se non chiedono soldi ma offrono una disponibilità a collaborare».

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