«Carletto ci ha donato allegria e gioia di vivere»
Correggio: in ottocento al funerale del 57enne morto mentre giocava a tennis Poesie e canti con Andreoli e Monni. Ricordi pieni d’affetto di amici e famigliari
CORREGGIO. «Ti ricorderemo per la tua allegria e la gioia di vivere che ci hai donato»: con queste parole almeno 800 persone hanno affollato ieri pomeriggio la chiesa di San Francesco per salutare l’ultima volta Carlo “Carletto” Casarini, il 57enne scomparso sabato pomeriggio dopo essersi accasciato al suolo mentre stava giocando a tennis al locale circolo.
Un addio corale, fatto di tanti parenti e amici che hanno voluto prendere la parola dal pulpito per ricordare le qualità di Carletto e leggere poesie in suo onore. Tra i banchi della chiesa anche molti volti noti, tra i quali il primario di Ginecologia del Ramazzini di Carpi, Accorsi. Franco Casarini, soprannominato “Panocia”, zio di Carlo, per l’addio al nipote ha scelto due artisti di grande calibro del panorama musicale quali il maestro carpigiano Paolo Andreoli che con le sue note liberatesi nelle navate della chiesa ha accompagnato il tenore di Guastalla Matteo Monni.
Altrettanto commoventi le frasi pronunciate dai nipoti: «Zio Charlie, grazie a te abbiamo capito il dono della gratuità e dell’attenzione rivolta ai più piccoli. Con te la parola si è fatta carne. Come dice il tuo amato Springsteen, siamo “nati per correre”. Corri anche in questo tuo viaggio».
Altri nipoti hanno ringraziato Carletto per «i pigiama party a casa tua e dell’Ory (la moglie Orietta, ndr), per i quaderni, gli astucci, gli zaini, le partite dell’Inter».
L’orazione funebre è stata pronunciata da don Romano Messori assieme a don Giovanni Rossi – ora parroco a Sassuolo, dove Casarini era molto conosciuto per la sua professione nel mondo della cancelleria – e a don Enrico Ghinolfi.
Ed è stato proprio don Messori, che conosceva da tantissimo tempo Carletto, a ricordare di quando, una volta, un giovanissimo Casarini ha insistito per essere incluso in un campeggio per il quale non aveva ancora l’età per partecipare. «Lui era in quarta e c’erano tutti i ragazzini di quinta – racconta don Messori –. Carlo voleva esserci a tutti i costi, anche perché partecipava sua sorella maggiore. Io acconsentii, e sono molto contento di averlo fatto, perché da quel momento è nata una bellissima amicizia».
E, poi, è stato il turno di un’amica: «Carlo mi è stato vicino nei momenti bui, e gli voglio dedicare una poesia di Pablo Neruda», ha proseguito declamando i versi di “Quando morrò voglio le tue mani sui miei occhi”. Una volta cremato, Carlo Casarini riposerà al cimitero di Canolo.
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