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Sport, scatta l'obbligo dei defibrillatori: è caos fra le società reggiane

di Evaristo Sparvieri
Sport, scatta l'obbligo dei defibrillatori: è caos fra le società reggiane

Dirigenti in subbuglio per i costi dell'apparecchiatura e per il dovere di formare personale Per mettere in regola gli impianti comunali servirà una somma tra i 35 mila e i 70 mila euro

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REGGIO EMILIA Serviranno almeno tra i 35 mila e i 70 mila euro per mettere a norma i circa settanta impianti cittadini che fanno capo alla Fondazione Sport. Ma il problema non sarà affatto risolto. E il tempo stringe. Entro il 20 gennaio, infatti, tutte le società sportive, comprese quelle dilettantistiche, dovranno obbligatoriamente disporre di un defibrillatore e di personale capace di usarlo in maniera adeguata durante le partite e gli allenamenti.

Un provvedimento previsto dal decreto Balduzzi, che sta creando forte apprensione fra i dirigenti sportivi, alle prese con quello che viene percepito come un vero guazzabuglio legislativo. Non solo sul versante delle spese da sostenere per mettersi in regola con la nuova norma, ma anche sul fronte delle responsabilità in caso di malori cardiaci. L'argomento è stato affrontato non senza preoccupazione anche nell'ultima riunione delle 116 società che aderiscono alla Fondazione Sport, per un problema in realtà ben più vasto, dal momento che riguarda tutte le associazioni sportive e i migliaia di tesserati presenti in provincia.

Lo stesso sindaco, Luca Vecchi, ha portato la questione all'attenzione del presidente del Coni, Giovanni Malagò, in occasione della sua visita reggiana dei giorni scorsi. «La normativa è fatta male. E credo debba essere cambiata - commenta Milena Bertolini, presidente della Fondazione Sport - Sarebbe opportuno che i nostri politici nazionali prendano in mano la questione».

Due gli impegni presi dalla fondazione durante la riunione: in primo luogo, attraverso l'assessorato allo Sport, valutare l'ipotesi di dotare tutti gli impianti dello strumento, con un costo medio che va dai 550 ai mille euro per defibrillatore; in secondo luogo, il tentativo di stipulare accordi con gli enti preposti alla formazione, in modo da abbassare il tetto delle spese per le associazioni. Interventi che, tuttavia, per la stessa Bertolini non metterebbero fine agli aspetti più controversi della normativa.[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12629881:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/12/16/news/sport-obbligo-dei-defibrillatori-e-boom-di-corsi-istruttori-in-difficolta-1.12629881]]

Anche e soprattutto perché inseriti in uno scenario eterogeneo, che vede ogni singola realtà sportiva spesso attiva su più impianti. Oppure impegnata contemporaneamente su più fronti attraverso le diverse categorie, con un moltiplicarsi di obblighi e di costi: «Le responsabilità sono a carico delle società anche negli impianti già dotati di defibrillatori - spiega ancora Bertolini - quindi, per fare un esempio, se una società di calcio reggiana va a giocare a Parma, deve comunque andare con il suo defribillatore e deve avere un suo responsabile».

Una situazione che arriva a sfiorare il paradosso: «In teoria, dovrebbe esserci un defibrillatore anche per ogni ciclista o podista tesserato che va ad allenarsi in strada». Nel momento in cui si svolge un'attività, infatti, ogni società deve assicurarsi della presenza sia di defibrillatore che di personale formato. «Ma cosa succede se l'impianto è utilizzato da più società?».

Per Bertolini, si tratta di una legge «nata sull'onda dell'emotività» causata dalla morte in campo di Piermario Morosini, il centrocampista del Livorno scomparso a Pescara nel 2012 durante una partita di Serie B. Ed è proprio l'urgenza dettata dall'emotività ad aver innescato una normativa considerata inadeguata: «Da parte nostra c'è la massima volontà per risolvere i problemi. Ma credo che una soluzione di buon senso sia quella di dare una proroga al provvedimento, in modo da avere tempo per riformulare la legge in maniera più accurata, senza penalizzare le società sportive».

Una legge comunque all'italiana, come spesso avviene nel nostro Paese, che insieme agli obblighi mostra anche più di una lacuna, rischiando di trasformarsi semplicemente in un business. Il testo, infatti, prevede l'obbligo di avere il defibrillatore, l'obbligo di fare i corsi di formazione ma non l'obbligo di usare lo strumento in caso di necessità. E, come se non bastasse, non sono previste sanzioni specifiche per l'inosservanza degli obblighi.

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