Gazzetta di Reggio

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«La vita di mia mamma tutta dedicata alla carità»

di Martina Riccò
«La vita di mia mamma tutta dedicata alla carità»

San Polo: grande commozione in paese per la farmacista scomparsa a 57 anni Il ricordo del figlio, il regista Marco Righi: «Seguirò sempre i suoi insegnamenti»

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SAN POLO. Sono passati alcuni giorni dalla scomparsa di Giancarla Mattioli, la farmacista del paese stroncata da una malattia a soli 57 anni, ma i suoi compaesani non riescono ancora ad accettare di non poter più vedere il suo sorriso.

«Come amministrazione – commenta il sindaco Mirca Carletti – siamo molto vicini alla famiglia, al figlio Marco, al marito Fabrizio e alla mamma Elide, e ci stringiamo a loro in un grande abbraccio».

«Giancarla – aggiunge il primo cittadino con voce rotta dall’emozione – era una persona di grande valore, soprattutto umano. Risulta veramente difficile ricambiare quello che lei ha dato agli altri con tanto amore. Credo che, dopo la sua famiglia, a starle più vicini siano stati i medici, quindi voglio ringraziare la dottoressa Olmi, suo medico di base, e l’équipe di cure palliative dell’ospedale di Montecchio, a partire dal dottor Govi fino agli infermieri».

Durante il funerale, in tanti hanno voluto ringraziare Giancarla per la sua disponibilità e gentilezza, ricordando il momento in cui l’avevano conosciuta e il tempo – bellissimo – trascorso insieme a lei. Anche il figlio, Marco Righi, ha chiesto di leggere il suo saluto alla mamma, che con orgoglio l’aveva sempre sostenuto nell’attività di regista, in particolare per la realizzazione del primo film “I giorni della vendemmia”.

«Qualcuno mi ha detto che con Giancarla ho un rapporto speciale – ha detto Marco – ed è vero: io e mia madre abbiamo un rapporto speciale. Ora, mentre scrivo, siedo qui accanto a lei come in una veglia, c’è una luce fioca nella camera dei miei genitori. Ciò che mi infastidisce di più di questa lurida malattia è lo svilimento che riesce a provocare all’intelletto, perché se c’è una cosa, tra le tante, per la quale la devo ringraziare, è la sua istruzione. Giancarla è credente e devota alla Madonna. La sua fede è stata lucida anche in questo ultimo viaggio, lungo e faticoso, ma non è mai stata la condizione di assoluta osservanza a importarle, quanto l’aspetto caritatevole del suo credo. Mi viene in mente il finale della prima lettera ai Corinzi che Giancarla ha appeso in cucina fin da quando ero piccolo e che recita: “Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità, ma più di tutte, la più grande è la carità”. Non c’è retorica in questa frase per lei – ha precisato il figlio – l’ha sempre applicata nella quotidianità. In queste settimane, guai a mandare via a mani vuote i giovani ragazzi di colore che, come di consueto, suonavano alla nostra porta. È l’immagine che in questi giorni ho più in testa: il peregrinare di giovanissimi, che spesso la cronaca ci descrive contrapponendoli alla nostra serenità, a piedi e senza niente, che si alternano chiedendo di lei. Sanno della sua malattia da quando si mette il foulard sul capo. A Giancarla premeva di questi ragazzi e, per quanto potrò, cercherò anch’io di mantenere questa abitudine. Un po’ perché, egoisticamente, penserò a lei e un po’ perché sono davvero convinto sia la cosa più importante».

Anche i ragazzi disabili della cooperativa “Il pilastro della Beata Vergine di Pontenovo”, dove Giancarla faceva volontariato da anni, hanno voluto ricordarla dedicandole pensieri di riconoscenza e di fede.

Le pause dovute alla difficoltà della lettura hanno reso le semplici parole una preghiera dolcissima ed emozionante, condivisa da tutta San Polo, che ha accompagnato Giancarla nel suo ultimo viaggio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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