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Sport, obbligo dei defibrillatori: «E' boom di corsi, istruttori in difficoltà»

Sport, obbligo dei defibrillatori: «E' boom di corsi, istruttori in difficoltà»

Anna Maria Ferrari, primario del Pronto Soccorso del Santa Maria, diffondere l'utilizzo dei defibrillatori «è fondamentale»

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REGGIO EMILIA. «Un gruppo consistente di formatori sta lavorando a pieno ritmo. Ma la platea delle richieste è talmente ampia che ci sarà bisogno di tempo per mettere a sistema l'intero regime. E sarà difficile rispettare i termini di legge». Per Anna Maria Ferrari, primario del Pronto Soccorso del Santa Maria, diffondere l'utilizzo dei
defibrillatori «è fondamentale». Ma, ammette, «c'è una richiesta elevata di formazione, legata alle nuove normative emanate, che viene svolta da un numero di formatori che non è infinito».

Per questo motivo, fra le diverse conseguenze della legge, c'è un ulteriore problema: quello dell'elevato numero di persone da istruire all'uso del defibrillatore, con più di una difficoltà per far rispettare i tempi stabiliti dal decreto Balduzzi, che avevano dato alle società sportive 30 mesi di tempo per mettersi in regola.

«È riconosciuto dai dati scientifici che si sono accumulati nel tempo che in caso di arresto cardiaco prima si interviene e più probabilità ci sono di poter salvare vite - afferma Ferrari - l'utilizzo del defibrillatore è uno degli aspetti più importanti, insieme alla precocità di intervento nel momento in cui si verifica un arresto. Bisogna agire in pochissimi minuti, non in decine di minuti».

Per il primario del pronto soccorso ospedaliero, «l'utilizzo di questi strumenti è stato nel tempo reso molto semplice e sicuro anche per chi non ha una formazione medico-infermieristica. Ci vuole solo un minimo di formazione per poter utilizzarli, ma ciò che conta in casi del genere è soprattutto attivare tempestivamente i mezzi di soccorso successivi. Non è sufficiente infatti utilizzare un defibrillatore senza poi un intervento sanitario nel minor tempo possibile. Ma sul fatto che la diffusione dei defibrillatori abbia una valenza più che positiva per la sopravvivenza delle persone non ci può essere nessun dubbio».

È anche per questo motivo che il primario del Santa Maria considera marginalmente gli aspetti economici della questione, di cui si dovranno farsi carico in primo luogo le società sportive. Ma, fra gli obblighi previsti, manca per i dirigenti quello di dover intervenire in caso di necessità, anche se formati, salvo poi rischiare eventuali conseguenze in caso di decessi.

«È difficile imporre questo obbligo a persone che non svolgono una professione medica - conclude Ferrari - È però auspicabile pensare che se una persona decide di fare formazione, difficilmente si tirerà indietro in caso di necessità. Non si possono obbligare le persone ad eseguire manovre salvavita, ma saper prestare soccorso e attivarsi nel migliore dei modi resta sempre una risorsa importante». (e.spa.)

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