E' deciso, il processo Aemilia resta a Reggio
Arrivato l'Ok della Corte d'Appello, da marzo le udienze nel tribunale della nostra città
REGGIO EMILIA La seconda fase del processo Aemilia si terrà a Reggio – cioè nella sede naturale del procedimento nei confronti della cosca Grande Aracri – e partirà alla fine di marzo. La notizia “rimbalza” dagli ambienti giudiziari bolognesi e non poteva essere diversamente perché ormai siamo agli sgoccioli di quella parte dell’udienze preliminare che il gup Francesca Zavaglia concluderà la prossima settimana al padiglione “19” delle Fiere di Bologna (presumibilmente martedì 22) con l’emissione dei decreti di rinvio a giudizio o di proscioglimento) che riguardano 150-160 dei 240 imputati (il rimanente terzo ha optato per riti alternativi: abbreviati e patteggiamenti verranno affrontati a partire dall'11 gennaio).
La giurisprudenza è concorde nel dire che il decreto di rinvio a giudizio è nullo se non contiene il giorno, l'ora e il luogo del tribunale in cui affronterà il processo ordinario. Quindi, per evitare la nullità di una montagna di provvedimenti, il gup Zavaglia doveva già sapere al momento dell'emissione dei decreti dove si svolgerà il dibattimento.
Una corsa contro il tempo che con il passare dei giorni – se ne parla da ottobre, con toni anche fortemente polemici – era diventata sempre più stringente, sino alla decisione (con l’ulteriore “passaggio” della comunicazione da parte della Corte d’appello di Bologna a Roma al ministero della Giustizia) che confluirà fra pochi giorni nei decreti a firma del giudice dell’udienza preliminare.
Il dibattimento avrà, quindi, il nostro palazzo di giustizia di via Paterlini come “punto focale” del processo (non più a porte chiuse, come sta avvenendo – per legge – con l’udienza preliminare), con poco più di tre mesi di tempo per l’allestimento (al momento la tensostruttura nel cortile interno del tribunale sarebbe l’opzione in pole position, ma non del tutto tramontate anche altre soluzioni di cui si era parlato tempo fa, come il collegamento via videoconferenza dell’aula di Assise con le due aule ai lati).
Dai primi di dicembre si stanno succedendo i sopralluoghi ministeriali in tribunale a Reggio, in primis dell’architetto Alessandro Scarcella (tecnico del Ministero specializzato in allestimenti di aule speciali) che ha fatto valutazioni sulla fattibilità o meno dell’installazione di una tensostruttura all’interno del palazzo di giustizia.
Più avanti la macchina ministeriale su come impostare il processo a livello informatico. Pasquale Riccardo – in qualità di direttore generale dei servizi informatici del ministero della Giustizia – si è già confrontato con il presidente del tribunale Francesco Caruso per capire le esigenze di un processo così complesso (si prevedono sui 150 imputati, a cui vanno aggiunti i relativi addetti ai lavori, il che significa sulle 300 persone che ruoteranno attorno ad udienze spalmate su circa due anni) e il "format" a livello informatico garantito dal Ministero sarà quello del processo "Mafia capitale" in corso a Roma.
In sostanza tecnologie d'avanguardia: tutto il processo sarà digitalizzato (magistrati e avvocati con il pc sistemato in ogni postazione potranno esaminare in aula gli atti), verranno posizionati diversi video (per proiettare foto e filmati, ma anche per seguire meglio l'udienza da parte di chi si trova in fondo all'aula), sarà presente il sistema di videoconferenza.
Tecnologie già in parte presenti all'udienza preliminare che si sta tenendo a Bologna e che verranno trasferite alla chiusura del primo atto di "Aemilia", mentre l'ulteriore attrezzatura sarà messa a disposizione dal Ministero. Il personale informatico ministeriale ora impegnato nell'aula-bunker di Bologna, sarà poi dirottato al dibattimento. Per avere i soldi necessari per predisporre questo servizio informatico, il Ministero entro l'anno inserirà le risorse ad hoc nell'impegno di spesa.
Sui costi da affrontare a Reggio vi è la certezza dell’impegno assunto dalla Regione con 350mila euro che potrebbero anche essere di più, a cui andranno sommate le disponibilità ad impegnarsi sul piano economico già espresse dall’Ordine de commercialisti di Reggio. Saranno infatti necessarie delle risorse per far fronte alle spese relative alla vigilanza aggiuntiva, servizi di pulizia, facchinaggio e utenze.
Sin dal primo momento il presidente Caruso si è battuto per incardinare il dibattimento di Aemilia a Reggio, elecando tutta una serie di motivazioni, non ultima quella del rischio di una paralisi del nostro tribunale nel caso fosse stata scelta l’aula bunker di Firenze o Milano con il conseguente invio di tre giudici impegnati in un’altra sede per circa due anni.
E pure i penalisti reggiani – attraverso l’avvocato Noris Bucchi, presidente della Camera Penale a Reggio – hanno abbracciato questa battaglia, dicendosi pronti allo sciopero se il dibattimento si fosse tenuto a Milano o Firenze. Una mobilitazione ora non più necessaria.
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