Gazzetta di Reggio

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Individuati e denunciati sei skinheads

di Elisa Pederzoli
Individuati e denunciati sei skinheads

La Digos ha scoperto gli autori dei blitz razzisti: devono rispondere di minacce e diffamazione. Due sono di Reggiolo

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REGGIO EMILIA. Sei persone denunciate per concorso in minacce gravi. E’ la svolta nelle indagini della Digos guidata dal dirigente Lucio Di Cicco e coordinata dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani sui tre episodi registrati tra Reggio e provincia negli ultimi tre mesi: tre attacchi di matrice di estrema destra contro sezioni di Pd, Caritas, Dimora di Abramo per l’accoglienza ai migranti.

SEI DENUNCIATI. Si tratta di un 39enne e di un 41enne di Reggiolo, di un 32enne di Verona e di tre mantovani: un 22enne di Borgo Virgilio e di un 26enne e di un 27enne di San Benedetto Po. Ieri mattina all’alba, sono scattate le perquisizioni nelle loro abitazioni: non solo sono stati trovati volantini e nastro bianco e rosso, come quelli utilizzati nei blitz, ma nei rispettivi smarthphone anche fotografie delle imprese.

CARITAS E PD. L’ultimo episodio, in ordine di tempo, è quello che risale al 25 novembre scorso quando sagome di cartone rappresentanti la forma di un uomo a terra dipinto con i colori della bandiera nazionale e volantini formato necrologio sono stati ritrovati nella sede della Caritas di via dell’Aeronautica e nelle sezioni del Pd di via Gandhi 22 e di via Conciapelli 9, a Correggio. I messaggi erano: «Falsa carità sociale: business criminale» e «Ius soli e immigrazione: avete ucciso la nazione». Entrambi i messaggi erano firmati Vfs, che sta per Veneto Fronte Skinheads.

«Per quel blitz - spiega il dirigente Di Cicco - utilizzarono un furgone bianco e una Golf per raggiungere il luogo prescelto. Mezzi di proprietà degli indagati. E’ stato anche grazie a quanto registrato dalle immagini di video sorveglianza davanti alla sede del Pd a contribuire all’identificazione». Viene contestata l’aggravante del fatto simbolico e anonimo, riferito al formato dei necrologi. Ma le indagini della Digos hanno portato anche ad attribuire a due degli indagati (un reggiano e un mantovano)la responsabilità di un altro blitz, quello del 16 settembre scorso, contro la bacheca della sede dello Spi/Cgil di Rolo e sulle porte d’ingresso delle sedi del Partito della Rifondazione Comunista di Reggiolo e dell’Anpi di Fabbrico: qui venne ritrovato un manifesto, formato A4, con la scritta “Resistenza? Infami” sopra una fotografia che ritrae partigiani con una prigioniera. Per questo episodio, i due dovranno rispondere del reato diffamazione. Alcuni degli indagati sono accusati anche dell’episodio del 4 novembre, quando sul cavalcavia di viale Piave, a Reggio Emilia, e sulla recinzione della cooperativa sociale “Dimora di Abramo”, in via Normandia 26, venne affisso uno striscione rivendicato da “Progetto nazionale” con scritto: «4.11.1918: non passa lo straniero - 4.11.2015: accogliamo il continente nero».

SIGLE VENETE. Le indagini, su input del questore Isabella Fusiello, sono arrivate rapidamente a una svolta, ma sono tutt’altro che finite. «E’ la prima volta che queste due sigle si sono evidenziate in questa provincia» evidenzia Di Cicco. Che parla dei sei denunciati come di persone che lavorano, di rado a Reggio e senza particolari precedenti. Tranne uno dei mantovani che ha precedenti di polizia per ingiuria, minacce, radunata sediziosa, accensioni ed esplosioni pericolose, imbrattamento e deturpamento di cose altrui e apologia di fascismo.

Da Veneto Fronte Skinheads arrivano reazioni e rivendicazioni, per quello che definiscono «un pensiero contro corrente, libero e fuori dagli schemi».

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