L’Alf libera 800 lepri nella notte Gli allevatori: «Ora moriranno»
CANOSSA. «Era il nostro più grande terrore, e purtroppo è diventato realtà». È con queste parole che i titolari dell’allevamento certificato Casa Boschi, che si trova nella valle del torrente...
CANOSSA. «Era il nostro più grande terrore, e purtroppo è diventato realtà». È con queste parole che i titolari dell’allevamento certificato Casa Boschi, che si trova nella valle del torrente Tassobio, a poca distanza dal castello di Canossa, commentano il blitz degli animalisti dell’Animal Liberation Front (Alf).
«Hanno colpito di notte – raccontano amareggiati – tagliando la rete nel lato Sud e Nord dell’allevamento. Una volta dentro, hanno liberato 400 leprotti e 400 lepri adulte, tutte destinate alla riproduzione».
Il danno economico è ingentissimo: si parla di almeno 100 mila euro. L’oculata selezione dei titolari dellìallevamento Casa Boschi, infatti, ha permesso di “ricostruire” una lepre molto simile a quella italica, di circa tre chilogrammi di peso e dall’accentuata rusticità, che le permette di potersi adattare alle condizioni naturali più varie, ma anche di poter fuggire scattando prontamente di fronte a situazioni di pericolo.
«Oltre al danno economico però – sottolineano i titolari dell’allevamento – quello che ci fa più rabbia è che, per colpa di questi delinquenti, perché così vanno chiamate queste persone, che non sono da confondersi con gli animalisti, rischiano di andare in fumo il lavoro e la passione di una vita».
Senza considerare che l’atto liberatorio firmato dall’Alf potrebbe, in realtà, aver condannato a morte certa le lepri.
«Tra tutte quelle liberate – spiegano gli allevatori dell’azienda di Canossa – se va bene se ne salverà l’uno per cento. Sono tutti esemplari abituati a vivere in gabbia e, prima di essere liberati, avrebbero dovuto essere abituati a mangiare il fieno e l’erba. Non basta aprire le gabbie e le cassette e lasciarle uscire. Adesso, quindi, la maggior parte di loro morirà per problemi di alimentazione. La parte restante sarà predata da poiane e volpi. Volevano salvarle e invece le hanno condannate».
Niente a che vedere con quanto scritto dall’Animal Liberation Front dopo il blitz notturno.
«Questa struttura – si legge nella missiva di rivendicazione – alleva lepri italiane selezionate per la loro adattabilità al territorio e per aver conservato un innato istinto di sopravvivenza e selvatichezza. E questo per utilizzarle nell’addestramento dei cani e in battute di caccia più avvincenti. Ci auguriamo che stavolta il loro istinto di fuga giochi tutto a loro favore. Temevamo che la reclusione le avesse rese lente e confuse, ma la prontezza con cui si sono dirette al bosco ci ha fatto capire che per tutto il tempo in cui sono state rinchiuse in piccole gabbie affollate hanno conservato zampe capaci di quel balzo lunghissimo verso la libertà».
«Un mucchio di falsità – commentano gli allevatori di Casa Boschi –. Sfidiamo chiunque a dire che le nostre gabbie sono affollate: in ogni cassetta ci sono due lepri, un maschio e una femmina. E poi gli esemplari che sono stati liberati non erano destinati alla caccia: dopo essere stati abituati a nutrirsi di erba, sarebbero stati immessi in aree di ripopolamento, dove avrebbero potuto riprodursi».
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