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Acqua pubblica, la società mista operativa nel 2016

di Luciano Salsi
Acqua pubblica, la società mista operativa nel 2016

Il piano Caia sarà operativo fra un anno. Parlano i sindaci reggiani che si sono astenuti sul voto decisivo

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REGGIO EMILIA. Sono più formali che sostanziali le riserve che hanno orientato verso l'astensione sei fra i comuni reggiani chiamati ad approvare la costituzione di una società mista per la gestione del servizio idrico. Il piano Caia, che la prevede, era all'ordine del giorno, giovedì, della riunione del consiglio locale (ex-Ato) che comprende i 45 sindaci della nostra provincia o i loro delegati.

Fra i trenta che vi hanno partecipato ha votato contro soltanto Giorgio Bedeschi, il sindaco ex- leghista di Viano favorevole a una società integralmente pubblica. Invece gli astenuti (i rappresentanti di Carpineti, Casalgrande, Casina, Castelnovo Monti, Novellara e Villa Minozzo) condividono in genere la soluzione intermedia illustrata dal sindaco di Reggio Luca Vecchi e approvata dalla maggioranza, ma non se la sono sentita di votarla senza averla prima discussa nei rispettivi consigli comunali.

Il fatto è che il piano Caia è stato reso noto soltanto in novembre, quando i comuni reggiani si erano già pronunciati per una gestione al cento per cento pubblica, sulla base dell'esito del referendum, che sembrava non lasciare un'alternativa al di fuori della pura e semplice privatizzazione.

«La mia - spiega a tale proposito Alberto Vaccari, sindaco di Casalgrande - è stata semplicemente un'astensione tecnica. Ritengo che il piano Caia sia una soluzione ottima, che va nella direzione di garantire la sostenibilità, la territorialità e il controllo sugli investimenti e sui costi. I miei consiglieri, però, si erano pronunciati all'unanimità in settembre per l'affidamento in house prendendo in considerazione soltanto le due possibilità opposte, della società pubblica o della gara tra privati. Quella mozione è stata poi superata dalla terza via indicata da Caia, ma non ho potuto non tenerne conto. Il consiglio comunale avrà modo di ridiscutere, ma il piano ormai è già varato e quindi è tutto deciso».

Sono analoghe le motivazioni dei sindaci di Novellara, Elena Carletti, e di Castelnovo Monti, Enrico Bini, il quale precisa: «Anche la mia è un'astensione tecnica. La società mista è l'unica soluzione possibile in questa situazione, garantendo il controllo pubblico senza gravare sui bilanci dei comuni». «Il 28 dicembre - aggiunge Tiziano Borghi, sindaco di Carpineti - il consiglio comunale discuterà della società mista e si pronuncerà. Penso che l'approverà, ma non potevo anticipare a prescindere il suo voto».

La gestazione della nuova società non dovrebbe prolungarsi oltre la fine del 2016. Il primo passo è stato compiuto giovedì. Entro la fine di febbraio, poi, sarà convocato a Bologna il consiglio d'ambito dell'Agenzia territoriale dell'Emilia Romagna per i servizi idrici e i rifiuti, che comprende i nove rappresentanti dei consigli locali, fra cui l'assessore alle infrastrutture Mirko Tutino, eletto da due anni per il territorio reggiano.

«Secondo la legge regionale numero 23 del 2011 - spiega Tutino - l'affidamento dei servizi spetta ad Atersir, la cui struttura tecnica nel frattempo avrà approfondito l'analisi degli aspetti economico-finanziari dell'operazione. Dopo l'approvazione definitiva sarà suo compito redigere, nel giro di quattro o cinque mesi, un capitolato con i requisiti da inserire nel bando rivolto ai privati intenzionati a far parte della società da costituire entro la fine del 2016 in una forma ancora da definire, spa o srl».

La legge dice che la parte pubblica deve rimanere al di sotto del sessanta per cento. La delibera stabilisce da parte sua un minimo del cinquanta per assicurare l'effettivo controllo della società da parte degli enti locali. Il soggetto privato dovrà garantire la manutenzione della rete degli acquedotti, l'operatività dell'azienda e l'amministrazione.

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