Gazzetta di Reggio

Reggio

Nel Pd è Gandolfi il “pierino”

di Massimo Sesena

Per 123 volte il parlamentare reggiano ha votato in dissenso rispetto al suo gruppo alla Camera

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REGGIO EMILIA. Con l’aula in vacanza, arrivano le pagelle dei parlamentari. Sono da decifrare tra i dati elaborati da Openpolis e pubblicati su L’Espresso da oggi in edicola. Interrogazioni, mozioni, emendamenti, voti, missioni, assenze: tutta l’attività di deputati e senatori viene passata ai raggi X fino a produrre una lunga serie di classifiche che dovrebbero dare l’idea della produttività dei nostri eletti.

A Reggio, per esempio, dei quattro deputati del Pd, quello che l’indice di produttività più alto è il veterano Maino Marchi che con il suo 267,5 si piazza al 55esimo posto tra i 630 parlamentari. A comporre questo numero sono gli atti e le presenze, in aula e nelle commissioni, oltre ovviamente ai voti. E Marchi in quanto a presenze, non scherza, avendo una percentuale pari al 95,1%.

Meglio di lui, in fatto di presenze, ha fatto soltanto la senatrice Leana Pignedoli, arrivata al 96%. Dopo questi due, che sono anche i due parlamentari reggiani di lungo corso, ci sono i parlamentari alla prima esperienza: Antonella Incerti (produttività 76,8) è risultata presente nell’89% dei casi. Dietro di lei Vanna Iori con l’85,7% di presenze (390esima in classifica generale), mentre è di 81,3% la percentuale di presenze di Paolo Gandolfi (al numero 233 per produttività) è di poco superiore all’81%. Con il 76% di presenze si piazza al 125esimo posto tra i 315 eletti di Palazzo Madama l’altra senatrice reggiana, Maria Mussini, eletta con il Movimento 5 Stelle e poi passata al Gruppo Misto. Per lei una produttività di 166,4 e il 76% di presenze. E’ di 70,3% la percentuale di presenze di Maria Edera Spadoni, l’altra eletta reggiana con il M5S. Per lei un quoziente di produttività pari a 160,3. Invero, il dato più curioso è quello che riguarda la... ribellione, ovvero le volte che il singolo parlamentare ha votato in dissenso dalle indicazioni del suo partito. E Reggio in questo caso mostra i due estremi: il “soldato” Maino Marchi e il “pierino” Paolo Gandolfi. Il primo, su 14.253 votazioni elettroniche, soltanto in cinque casi ha votato in modo difforme dalle indicazioni del gruppo. E la curiosità è tanta: quali saranno state quelle occasioni di scontro? Meglio metter giù le voglie: «Mi sarò sbagliato - commenta Marchi - Del resto, su oltre 14mila votazioni può capitare di sbagliare 5 volte». Non può certo giustificarsi così Paolo Gandolfi che invece, da quando siede a Montecitorio ha votato 123 volte contro le indicazioni del suo partito. Entrato alla Camera nella pattuglia “civatiana” ha vissuto tutto il travaglio che poi ha portato Civati fuori dal Pd. Gandolfi è rimasto ma rivendica la propria autonomia, assieme anche a una sostanziale innocuità: «Dove ho potuto - spiega - ha sempre sottolineato la mia diversità di vedute, ricordo il mio voto contrario sul Jobs Act, il cosiddetto sblocca Italia. Ricordo un collega che aveva più voti ribelli di me, ma è passato a Sel».

massimosesena

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