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La Provincia di Reggio dimezza i dipendenti

di Roberto Fontanili
La Provincia di Reggio dimezza i dipendenti

Sedi ridotte e minori risorse a bilancio per effetto della riforma Delrio Manghi: «Nessun esubero. Ora acceleriamo verso la creazione dell’area vasta»

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REGGIO EMILIA. «Le Province ci sono ancora e l’esperienza di quest’ultimo anno dopo la riforma Delrio ha confermato che un ente intermedio di coordinamento tra Comuni e Regione è indispensabile e necessario per completare in tempi brevi il riordino istituzionale. Sono per l’Area vasta, a condizione che non nasca mettendo insieme pezzi di province, ma creando un solo ente da Piacenza a Modena e si chiami Emilia».

La posizione del presidente della Provincia Giammaria Manghi è in linea con quella del sindaco di Reggio Luca Vecchi. Entrambi pensano a una regione suddivisa in tre enti intermedi: un’area vasta in Emilia, una in Romagna e Bologna Città metropolitana. E contatti in tal senso sono già avviati con i presidenti di Piacenza e Parma e il sindaco di Piacenza. Manca Modena, ma Muzzarelli (sindaco e presidente della Provincia) è anche quello che sta ragionando su più opzioni. Ma soprattutto, per Manghi, «bisogna far presto, perché nel frattempo alcuni sindacati e associazioni di categoria si sono già mossi, mentre occorre andare tutti nella stessa direzione».

Un percorso, quello delineato ieri dal presidente della Provincia, finalizzato a un riordino istituzionale che fino ad ora ha lasciato le cose come stanno o quasi. Dall’entrata in vigore della riforma Delrio sono stati cancellati giunta e consiglio provinciale, sono stati risparmiati 300 mila euro di affitto per gli immobili dismessi dalla Provincia (le sedi sono state ridotte le proprie da sei a tre) e sono chiuse o sono in via di cessione sei delle sedici società partecipate. Ma il grosso della spesa che grava sul pubblico, cioè il personale, è rimasto quasi invariato. In teoria si è passati da 391 dipendenti in forza prima della riforma ai 157 attuali, (grazie al trasferimento di 107 dipendenti alla Regione e alla 16 in mobilità verso altri enti e ai pensionamenti). Ma, e non per colpa della Provincia sono ancora a suo carico i 55 dipendenti dei centri per l’impiego e i 14 agenti della polizia provinciale (entrambi in attesa di conoscere il loro destino). Così come vanno conteggiati anche i 33 dipendenti formalmente trasferiti a Bologna, ma che continuano a lavorare negli uffici dell’ ex assessorato all’Agricoltura di Mancasale seppur alle dipendenze della Regione.

Il presidente della Provincia Giammaria Manghi ieri nel fornire i dati dell’attività svolta da Palazzo Allende negli ultimi quattordici mesi se ha potuto rivendicare di «avere chiuso una fase delicata senza esuberi di personale», non ha nascosto che «c’è ancora da fare per definire gli investimenti della Provincia per il 2016». Ma manca la Legge di stabilità per avere un quadro preciso, così come resta da definire la parte delle attività culturali. La Fondazione Palazzo Magnani, la partecipazione alla Fondazione Teatri e al Museo Cervi, per i quali la Provincia per il 2016 ha ben poche risorse. E qui sarà difficile per Manghi fare come ha fatto per le società partecipate. Messe in liquidazione o fallite le società Canossa, Montefalcone e Reggio Fiere, altre tre come Banca Etica, Ervet e Cepim sono state o stanno per essere cedute le quote azionarie. Con il risultato che ora sulle dieci partecipazioni societarie in capo alla Provincia quelle rilevanti si riducono a Crpa, Rei, Aeroporto, FiereEmilia e Aurobrennero. Esclusa l’ultima, tutte le altre saranno gestite con il Comune.

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