«Ma Casa Bettola non sarà mai un brand»
Il collettivo che dal 2009 occupa la Casa Cantoniera a San Pellegrino replica all’assessore Pratissoli
REGGIO EMILIA. L’auspicio espresso dal ministro dei beni culturali per una riqualificazione delle case cantoniere dismesse dall’Anas e che nella maggior parte dei casi giacciono abbandonate, a Reggio Emilia è già una realtà da oltre 6 anni, almeno per quanto riguarda la Casa Cantoniera di via Martiri della Bettola. Certo, magari il percorso non è stato esattamente lineare, ma il risultato è quello di cui il Collettivo Casa Bettola - che ha occupato quell’immobile nel 2009 - va particolarmente fiero.
«Cogliamo l'occasione - si legge in una nota - per raccontare come uno di questi spazi abbandonati è stata recuperata e restituita alla città già nel 2009 attraverso l'occupazione della casa cantoniera in via Martiri della Bettola 6. Oggi Casa Bettola è diventato un luogo di mutualismo, solidarietà e cooperazione dal basso, dove creare risposte ai nostri bisogni e desideri comuni.
Ogni settimana - raccontano i protagonisti di questa autogestione- negli spazi recuperati della casa cantoniera si svolge un mercato biologico con prodotti del territorio, dove produttori e consumatori ricostruiscono il legame tra città e campagna e creano nuove forme di economia fondati sulla relazione e sulla reciprocità. Dove un tempo c'era l'officina del cantoniere oggi c'è un forno comune, un forno a legna per fare il pane e la pizza, ma soprattutto un contesto di socialità. Alla scuola di italiano s'incontrano donne del quartiere e della città, non solo per studiare italiano ma anche per creare relazioni solidali, scambiando conoscenze e saperi. Allo sportello sindacale di Adl Cobas e Cobas Scuola, lavoratrici e lavoratori, precari e disoccupati, si organizzano per i diritti e la dignità di tutti e ognuno. Inoltre - prosegue la nota - ogni settimana lo spazio è animato da assemblee, incontri e iniziative, dove s'intrecciano percorsi di lotta per la giustizia sociale e ambientale. Per noi il riuso degli spazi abbandonati non è solo un gesto simbolico, ma una reale trasformazione dell'esistente».
Fin qui la rivendicazione delle cose fatte. Poi però Casa Bettola dice la sua anche sulle parole dell’assessore Pratissoli: «Considerare le case cantoniere un "brand" vuol dire una riduzione della loro identità in immagine, funzionale per attrarre interessi economici e finanziari. Viceversa - conclude la nota - pensiamo che le case cantoniere, e altri spazi in disuso, possono essere luoghi di democrazia dove determinare insieme lo sviluppo della città e del territorio, dove costruire insieme alternative politiche, sociali e culturali nei tempi di una crisi strutturale e sistemica».
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