Turni della sanità, c’è la tregua tra Ausl e sindacati
Revocato lo sciopero, ora si tratta su una maggiore flessibilità e sulla sperimentazione oraria
REGGIO EMILIA. I sindacati del comparto sanità hanno revocato lo stato di agitazione all’Ausl e all’ospedale Santa Maria Nuova. Uno stop in attesa dell’incontro già fissato per il 7 gennaio nel quale verranno discussi una nuova organizzazione del lavoro e i turni attualmente in vigore. È previsto che gli operatori sanitari debbano in alcuni casi lavorare per due notti consecutive. Uno spiraglio che si è aperto dopo che mercoledì scorso le due aziende hanno accolto le richieste dei lavoratori di anticipare il confronto inizialmente previsto per febbraio.
Per i sindacati l’organizzazione del lavoro e dei turni dovrebbe riproporre a grandi linee la situazione precedente messa in discussione dell’entrata in vigore della normativa europea che impone tra un turno di lavoro e l’altro un riposo di undici ore. Fermo restando il rispetto della norma in vigore dal 25 novembre scorso, che in caso di mancato rispetto prevede sanzioni pecuniarie pesantissime - che nessuna delle due aziende intende pagare - le due direzioni sanitarie si sono dette disposte a riaprire da subito il confronto.
L’obiettivo è quello di trovare una soluzione che salvaguardi la regolarità del servizio e colga le richieste degli operatori. Una quadratura del cerchio a cui si arriverà dopo una valutazione reparto per reparto e che secondo i sindacati sarà possibile ottenere nella maggior parte dei reparti con l’adozione di una maggior flessibilità e una sperimentazione oraria. Mentre per alcuni reparti specifici e per alcune figure professionali, la situazione risulterà di più difficile soluzione. E sarà così almeno fino a quando non verrà approvata la Legge di stabilità e sarà garantita la possibilità alle aziende sanitarie di assumere nuovo personale.
«Il problema a Reggio è esplosivo - spiega Elena Strozzi del comparto sanità della Fp Cigl - perché prima dell’entrata in vigore della normativa europea la flessibilità oraria compensava la carenza di organico e perché le persone rientravano al lavoro anche se erano di riposo. Cioè si usavano gli straordinari per coprire la mancanza di personale».
Lo stratagemma, però, non è più utilizzabile secondo le normative. «Da qui - conclude Elena Strozzi - l’importanza di sperimentare gli orari proposti dai lavoratori in alcuni reparti, tra cui rianimazione e sala operatoria, mentre resta ancora aperta la questione legata alle assunzioni di nuovo personale e a una definizione più dettagliata di tutta la turnazione».
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