Furto in cantina, caccia al basista
Scandiano: i ladri che hanno colpito da Emilia Wine conoscevano troppo bene il sistema d’allarme
SCANDIANO. Un furto troppo preciso e organizzato per non avere alla base un’ottima sorgente di informazioni. Fra giovedì e venerdì la nuova sede arcetana di Emilia Wine, la principale cooperativa vinicola della zona collinare, è stata assaltata da cinque ladri piuttosto abili che, dopo aver scavato buchi nelle pareti, essersi calati con funi e aver evitato diversi sensori di movimento, sono riusciti a smurare la cassaforte e a portare via oltre 8 mila euro in contanti, frutto del grande passaggio di clienti nel periodo natalizio, lasciando una enorme devastazione in tutto lo stabilimento.
Al di là dell’agilità e delle competenze manuali degli autori, che hanno aperto varchi in muri molto spessi sempre operando fra un’area “allarmata” e l’altra, spicca la conoscenza precisa dei vasti e complicati spazi di Emilia Wine. «Conoscevano bene gli spazi, non come può conoscerli né un cliente che passa in negozio, né un camionista che fa un carico», rifletteva il presidente Davide Frascari all’indomani dell’effrazione. E questo è uno degli aspetti principali su cui si stanno concentrando le indagini dei carabinieri della tenenza di Scandiano, perché senza un basista competente difficilmente un furto simile sarebbe potuto andare a buon fine. Uno dei primi buchi dall’esterno aveva aperto un varco in una zona piena di sensori di movimento e i ladri a quel punto sono tornati indietro scavando un altro varco dal tetto per calarsi invece a ridosso della stanza della cassaforte. Non è escluso che siano state fatte delle “prove” nelle sere precedenti, quando il sistema di sicurezza di Emilia Wine si è messo in funzione, forse “stimolato” dai ladri che volevano testarne il funzionamento. (adr.ar.)
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