Il prefetto di Reggio Emilia: «No alla giustizia fai-da-te»
Ruberto: non siamo né vogliamo essere una terra di pistoleri, la sicurezza la garantiamo noi
REGGIO EMILIA. Il tema è caldo, caldissimo: il prefetto Raffaele Ruberto lo affronta alla sua maniera, prendendolo di petto: “La nostra civiltà è quella dei Comuni, non del far-west». No alla giustizia fai da te, no ai cittadini che pensano di risolvere il problema della giustizia sparando, inseguendo, organizzando ronde. «La sicurezza, la garantiamo noi. E’ un compito che spetta alle forze di polizia».
L’occasione per affrontare il tema è stato il brindisi di Natale organizzato in prefettura e al quale, da tradizione, hanno partecipato alcune centinaia di persone tra autorità civili e militari, rappresentanti delle categorie economiche e sociali e “vanti reggiani” come Beppe Carletti.
Ruberto, insediatosi al posto di Antonella De Miro (“molto brava”) quasi un anno fa, il 5 gennaio del 2015, affronta con decisione la questione sicurezza nel suo discorso di benvenuto, tratteggiando di fatto il suo primo anno di attività in una città che apprezza.
«Abbiamo cercato di clamierare la questione delle armi - ha detto - perché la difesa della collettività è compito delle forze di sicurezza, non dei singoli cittadini». Certo, ha spiegato, la legge consente la detenzione delle armi a certe condizioni, ne autorizza anche l’uso ma andare in giro armati è da pistoleri, e noi non dovremmo importare il modello americano.
«Nel corso del 2014 i porti d’arma erano 232: abbiamo ulteriormente ristretto il campo e ora siamo scesi a 192 licenze. Rispetto al totale della popolazione, parliamo dello 0,027 per cento: dunque, di una ristrettissima minoranza. Quanto alla detenzione, rispetto ai 132 decreti di revoca del 2014 quest’anno ne abbiamo firmati ben 268».
Un messaggio chiaro, nel segno di un impegno - “troppe armi in circolazione a Reggio Emilia e provincia, bisogna intervenire” - che già il questore Fusiello si era assunta.
Molte di queste armi, nessuno lo dice apertamente ma tutti lo sanno, erano - e sono - in dotazione alle cosche. Sul versante antimafia, Ruberto ha detto di avere firmato quest’anno 18 interdittive, a fronte di numeri che danno conto del lavoro di verifica: la prefettura ha vagliato 2.496 comunicazioni antimafia, 1.016 informazioni antimafia e 1.348 richieste di iscrizioni alle cosiddette white list.
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