Reggio Emilia ieri e oggi: il confronto sulle foto di Renzo Vaiani
Enrico Rossi ha rifotografato per noi i luoghi immortalati dal suo predecessore: ecco come è cambiata la città
REGGIO EMILIA. Fino al 31 dicembre 2015 è ancora in vendita nelle edicole insieme alla Gazzetta di Reggio il calendario 2016 realizzato con le fotografie storiche di Renzo Vaiani. Il calendario rientra le progetto dell’editore Corsiero che ha anche allestito una mostra a palazzo Casotti dedicata all’opera del grande fotografo. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12403749:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/11/07/fotogalleria/reggio-emilia-com-era-una-volta-le-foto-di-vaiani-nel-calendario-2016-1.12403749]]
La Gazzetta di Reggio vi propone adesso un confronto. Il fotografo Enrico Rossi è tornato nei luoghi toccati tanti anni fa da Vaiani e ha realizzato tredici fotografie dallo stesso identico punto e con lo stesso soggetto. Si tratta dei luoghi che si incontrano nel calendario in vendita con la Gazzetta.
Salta subito all’occhio come le differenze più grandi siano tutte riconducibili all’Isolato San Rocco e a quello che vi gravita attorno. Non solo perché il vecchio isolato non esiste più ma anche perché è ancora tutto da capire quello che si vedrà in piazza della Vittoria.
Il Teatro Municipale e la piazza, così radicalmente cambiata
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Il contrasto fra le due foto è molto duro. A sinistra siamo negli anni Cinquanta e il teatro Municipale è circondato da auto e da gente. Certo si potrà dissentire sul fatto che le auto arrivassero fino sotto il portico di un monumento ma la foto testimonia quanto sia sempre stato forte il legame fra la città e il suo principale teatro. A destra invece siamo ai giorni nostri. C’è una fontana bella e nuova, il piazzale è pedonalizzato ma c’è anche una voragine. E’ il cantiere del parcheggio Vittoria. Resta una scommessa capire quale sarà la vivibilità della piazza e cosà apparirà agli occhi dei frequentatori del teatro.
Due fontane diverse, due mondi che sembrano lontanissimi
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E’ questione soltanto di pochi anni fa, quando a Reggio Emilia non si faceva altro che parlare della costruzione di una nuova fontana al posto di quella storica davanti al teatro Municipale. Si arrivò perfino a chiedere un referendum per decidere dell’arredo urbano. Poi la vecchia fontana venne smontata (e da allora se ne sono perse le tracce) per fare posto ai getti di luce e ai colori di quella nuova. Che è più bella e moderna, anche se spesso fa penare per la necessità della continua manutenzione.
L'isolato San Rocco visto attraverso le colonne del teatro municipale
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Non è un problema di nostalgia, il confronto fra le due fotografie è impietoso. L’Isolato San Rocco era davvero più bello un tempo, così come si presentava prima che fosse raso al suolo e rifatto secondo canoni del tutto diversi, alla metà degli anni Cinquanta. Il vecchio Isolato giaceva in effetti in condizioni misere, ma anziché procedere a un’opera di risanamento conservativo si preferì sbattere giù tutto per assecondare la vena modernista, con colonne che volevano rifarsi a quelle del teatro.
Testimoni della storia, i Chiostri di San Pietro
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Guardando la foto di Vaiani di tanti anni fa e quella di oggi, la differenza sembra quasi non esserci. Invece una differenza c’è, eccome: un tempo i Chiostri benedettini di San Pietro erano chiusi al pubblico, relegati al ricordo dei reggiani anziani. Adesso invece si possono vedere anche perché ospitano manifestazioni espositive, musicali e soprattutto Fotografia Europea. Ma i Chiostri hanno bisogno di un ulteriore scatto, che dovrebbe arrivare con i lavori di recupero annunciati di recente.
Piazza della Vittoria, in attesa... della foto del domani
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Piazza della Vittoria un tempo, piazza della Vittoria adesso. Manca una terza foto: piazza della Vittoria come sarà dall’anno prossimo. Certo, perché piazza della Vittoria è attesa da un cambiamento del quale è ancora difficile ipotizzare qualcosa di concreto. Adesso la piazza è chiusa per il cantiere del parcheggio sotterraneo che dovrebbe aprire il 16 giugno. Tante le proteste, tanti i timori per l’agibilità e il look di una piazza sulla quale si affacciano, fra l’altro, i tre principali teatri della città.
Da luogo dei sogni a grande contenitore di cultura
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Un palazzo fortunato, quello di via Emilia Santo Stefano che vediamo nelle due fotografie qui a destra. Fino agli anni Sessanta ha ospitato il Bazar Vampa, una specie di luogo delle favole per le famiglie reggiane: gli adulti vi trovavano di tutto, i bambini avevano a disposizione un assortimento infinito di giocattolo. Poi il grande salto nel mondo della cultura: oggi il palazzo è la sede della libreria all’Arco, diventata celebre in tutta Italia per la sua bellezza e per essere uno dei motori della vita intellettuale di Reggio.
Piazza Tricolore, da un'unica rotonda a decine di semafori
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Quello che veramente colpisce fra le due foto non è la presenza del Grattacielo, ma la differenza nella regolazione del traffico in piazza del Tricolore. Un tempo, e arriviamo fino agli anni Sessanta, per mettere in riga gli automobilisti in tutto quel confluire di strade bastava un’unica grande rotonda. Poi c’è stato bisogno di installare decine di semafori, ai quali da poche settimane si è aggiunto il Fotored per le multe elettroniche. Si era pensato a rifare la rotonda: progetto giudicato irrealizzabile.
Piazzale Marconi: da luogo di ritrovo a luogo di disagio
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Tavolini all’aperto su piazzale Marconi e tavolini anche sul marciapiede del primo binario della stazione. Un tempo era così, molto semplicemente. La piazza e la stazione erano un luogo di transito ma anche un luogo di sosta per i reggiani, che li vivevano come spazi perfettamente agibili e anzi gradevoli. Adesso si sta cercando affannosamente un recupero, anche se la strada è in salita. Tutta la zona attorno alla stazione è in debito di ossigeno, per salvarla dal degrado c’è bisogno di tanto sforzo.
Via del Cristo, l'ultimo acciottolato
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Davvero pochi oggi possono ricordarsi di via del Cristo così come compariva nella fotografia di Vaiani a sinistra, con i ciottoli al posto dell’asfalto, come si usava quando il mezzo di trasporto più usuale era il carro. Al di là del fascino di questa pavimentazione, l’asfalto ha il pregio di essere più comodo per i pedoni e per le auto, anche se fa meno “città storica”. Invece salta subito all’occhio quanto fosse più bella via del Cristo senza le auto parcheggiate su entrambi i lati.
Anche via San Carlo ha i portici, con e senza "movida"
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Rispetto ai portici di via Emilia San Pietro sono meno famosi e molto più brevi, però ci sono anche loro. Sono i portici di via San Carlo, che Vaiani ha bloccato nel dopoguerra in uno scatto all’angolo con via Vezzani dal quale emerge il bagagliaio di un’auto anni Cinquanta. Oggi invece solito assedio di auto ma mura molto ben tenute. Tutta la zona attorno a piazza Fontanesi ha subìto una grande trasformazione, diventando (soprattutto in estate) uno dei centri della movida per i reggiani.
Sottobroletto, tra passeggiate e affari delle famiglie reggiane
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Era uno dei luoghi più caratteristici della Reggio Emilia storica e continua ad esserlo ancora oggi. Il Broletto – anzi, Sottobroletto – racchiude in sé i punti cardinali che orientano i cittadini: infatti collega piazza San Prospero (il mercato) e piazza Prampolini (la politica e un tempo anche gli affari legati all’agricoltura) rasentando la Cattedrale e il palazzo del Vescovado (quindi la fede). Un piccolo luogo carico di magia rimasto quasi immutato anche se la mercanzia che si trova è davvero diversa.
I vecchi leoni di San Prospero, il simbolo della città
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Eccoli qua, sono sempre loro, i vecchi e amatissimi leoni della basilica di San Prospero, il simbolo di Reggio Emilia. Non può dirsi davvero reggiano chi da bambino non è salito almeno una volta in groppa ai leoni. La foto di Vaiani e quella di Enrico Rossi trasmettono la stessa maestosità che deriva da una lunghissima storia alle spalle. Le differenze sono minime e non riguardano i leoni ma ciò che vi sta attorno: un maggior decoro dell’edificio sacro con la sparizione della bacheca sul lato sinistro della basilica e la sistemazione delle pesanti catene metalliche, oggettivamente belle, che collegano fra di loro i piloni di marmo.
La nebbia, protagonista della vita in città come ai tempi del vescovo Prospero
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Le due foto in apparenza sono molto diverse, eppure entrambe ci dicono qualcosa di importante sulla vita della nostra città: la nebbia è ancora protagonista della vita di Reggio Emilia. Così come fece Vaiani, anche Enrico Rossi ha fotografto piazza San Prospero dall’alto, cogliendo la basilica e anche i classici tendoni dei banchi. Ma la foto di Rossi mostra una facciata semicoperta dalla nebbia. Giusto, perché secondo la leggenda Reggio deve la propria sopravvivenza alla nebbia, quella che il vescovo Prospero, futuro santo, fece calare all’improvviso celandone la vista ai barbari in transito che l’avrebbero distrutta.
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