Nella buona e nella cattiva sorte da 65 anni
Il Comune premia i 55 matrimoni più longevi: per cinque coppie c’è lo straordinario traguardo delle nozze di platino
CASALGRANDE. Insieme da oltre mezzo secolo, «in salute e malattia». Ieri mattina Casalgrande ha omaggiato le coppie più longeve del proprio territorio, con una cerimonia in onore di quei marito e moglie residenti nel casalgrandese che nel 2015 hanno toccato un traguardo tondo: nozze d’oro, 50 anni di matrimonio, nozze di diamante, 60 anni insieme, nozze di platino, 65 anni dal sì ufficiale.
È una tradizione ormai consolidata per il paese sul Secchia, che ogni anno rende tributo a chi per decenni ha vissuto, lavorato e reso vivo paesi, aziende, realtà di ritrovo della zona. Così l’amministrazione comunale ha convocato nella mattinata di ieri al teatro De André gli “sposini” convolati a nozze nel 1950, nel 1955 e nel 1965 che a oggi risultano residenti a Casalgrande. Un piccolo esercito, visto che in totale sono 110 persone. All’anagrafe risultano 42 coppie d’oro, 8 di diamante e 5 di platino, 55 coppie in totale. Tutte premiate dal sindaco Alberto Vaccari che ha consegnato loro un attestato a nome della comunità, nel corso di un incontro a cui hanno preso parte rappresentanti della giunta e del consiglio comunale e che si è concluso con un doveroso festeggiamento, prima di uscire in piazza per i brindisi natalizi con la cittadinanza. La cerimonia ha visto come ospite d’onore Antonio Guidetti, uno dei comici più conosciuti della provincia reggiana.
Il saluto iniziale lo ha tenuto il sindaco Vaccari, che ha fatto i complimenti alle coppie per la loro capacità di affrontare tanti alti e bassi, quelli che non possono non esserci in decenni di esistenza l’una a fianco all’altro. Guidetti si è poi occupato dei sorrisi giocando sulle dinamiche di coppia fra chi si “tollera” e si conosce ormai alla perfezione da mezzo secolo. «Ma come fate stare insieme da così tanto tempo? Siete bravissimi. Sono andato a trovare due miei amici, lui chiama la moglie “tesoro”, “amore”. Sono rimasto stupito, mi ha detto che non si ricorda più il suo nome» ha scherzato. Si è poi tornati seri: «Facciamo parte della generazione più sfigata. Perché? Perché una volta ci si doveva occupare solo dei figli, adesso anche dei nipoti, altrimenti i nostri figli non ce la fanno. Loro sono la prima generazione a stare peggio dei loro genitori».
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