Bandiere rosse e pugni chiusi per Ideo
Scandiano, tutta Arceto si è fermata per l’addio al carrozziere Ferretti: «Una persona pura, di razza superiore»
SCANDIANO. Un mare di “rosse bandiere”, un intero paese in lacrime, canzoni che hanno rappresentato gli ideali di “una persona pura”. Per due ore nella mattinata di ieri Arceto ha smesso di respirare normalmente, il suo cuore ha pensato solo a salutare per l’ultima volta “Pulpèta”, il 57enne carrozziere Ideo Ferretti, morto il 4 dicembre scorso in Brasile, nella città di Natal, dove si trovava per una vacanza con dei conoscenti.
Ferretti da anni si era innamorato del Paese sudamericano, aveva comprato una piccola proprietà proprio a Natal e lì è scomparso in un violentissimo incidente stradale. Un fuoristrada guidato da un 16enne ubriaco ha schiacciato il taxi dove viaggiava Ferretti, uccidendo il 57enne e un suo amico. Una tragedia che ha segnato Arceto, dove Ferretti era amatissimo, per il suo lavoro come carrozziere, per la sua presenza nella vita del paese e per la sua grande fede politica.
Gli ideali di sinistra hanno rappresentato uno dei cardini della sua vita, ed era sempre pronto a lanciarsi in lunghe e appassionate discussioni. Ieri, dopo la lunga trafila necessaria per il rientro della salma, è stato officiato il funerale in forma civile, con centinaia di persone a partecipare. Il corteo è partito a piedi dalla casa di via Marzabotto, dove viveva con la moglie Marzia Bertarelli. Davanti, tanti compagni di politica di tutta la provincia con le loro bandiere rosse, seguiti dalla banda musicale di Scandiano e dal carro funebre che trasportava l’urna in cui sono state riposte le ceneri dopo la cremazione.
Dietro al mezzo, la moglie Marzia, il figlio Uber con la moglie Elisa e il figlioletto Alessandro, tanti parenti e centinaia di amici. Fra loro, due politici arcetani ben noti, il sindaco Alessio Mammi e il consigliere provinciale di Forza Italia Giuseppe Pagliani, storico esponente del centro-destra, che con l’amico “Pulpèta” ha ingaggiato tanti “duelli” negli anni e non ha voluto mancare alla cerimonia. Una presenza tutto tranne che insolita, pensando alla stima diffusa che nell’Arcetano e non solo circondava Ferretti, da sempre impegnato anche nel volontariato e nella solidarietà. Pochi giorni fa era stato anche ricordato in un altro momento pubblico, non a caso, durante uno spettacolo al circolo le Cucine del Popolo a Massenzatico. La marcia dalla casa al cimitero di Arceto è stata segnata dalle canzoni partigiane e di militanza a cui Ideo era più legato, da Bandiera Rossa a Fischia il vento sino all’Internazionale, contornate dai vessilli comunisti al vento. Uno scenario una volta tipico del Reggiano, il più classico dei funerali comunisti che oggi è sempre più raro da vedere e che ha generato una strana, commossa atmosfera fra i presenti.
Una volta arrivati all’ingresso del cimitero, l’urna è stata sistemata su un tavolino con un mazzo di garofani rossi, tutte le bandiere rosse sono state sistemate sopra al contenitore e diversi amici hanno letto poesie e ricordato Ferretti. Ricordato prima di tutto come «una persona pura», «una persona di una razza superiore, di quella razza che sa che prima di tutto devono stare bene gli altri per poter stare bene lei», citando il poeta e rivoluzionario cubano Josè Martì.
Un altro vecchio amico di “Pulpèta”, l’ex brigatista Tonino Paroli, ha poi chiesto un momento di silenzio col pugno chiuso alzato per ricordare Ferretti, prima di un’ultima esecuzione di Bandiera Rossa, del saluto della moglie e del figlio all’urna e dell’ingresso nella zona sepolcrale del cimitero sotto le bandiere rosse incrociate.
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