Smog, serve un “lavaggio” dell’atmosfera
Luca Torreggiani, responsabile Arpa: «Siamo di fronte a un ristagno d’inquinamento». E domenica c’è il blocco del traffico
REGGIO EMILIA. Quello che manca è il “lavaggio dell’aria”. Ma non sarà il blocco del traffico di domenica prossima e nemmeno qualche comportamento virtuoso a rendere l’atmosfera più respirabile. Perché fino a quando non ci sarà un “rimescolamento” dell’aria verso l’alto non ci saranno cambiamenti. A dirlo è Luca Torreggiani, responsabile della rete di monitoraggio della qualità dell’aria per tutta la regione (Arpa).
Ma in che misura sono veritiere le classifiche che vedono Reggio prima in regione per livello di inquinamento?
«Se parliamo di Reggio, Modena, Parma e Piacenza la concentrazione delle sostanze inquinanti è uniforme. E, tenendo conto che il tetto giornaliero delle Pm10 è di 50 microgrammi per metro cubo, se in una città siamo a quota 49 e in un’altra a quota 51, questo può dipendere dagli strumenti di misurazione o da situazioni meteo leggermente diverse. Sintetizzando, domani (oggi ndr) sarà emesso il bollettino settimanale dell’Arpa e, dal momento che la soglia dei 50 è stata superata per sette giorni consecutivi, in tutte le città dell’Emilia Romagna ci sarà il blocco del traffico. Tranne che a Parma e Bologna, ma questo non significa che queste città siano meno inquinate».
Serve il blocco del traffico?
«Bisogna distinguere tra misure strutturali e misure emergenziali. Queste ultime servono più che altro a sensibilizzare la cittadinanza. Il fatto è che siamo in un campo di alta pressione per cui tutti gli inquinanti ristagnano al suolo. In autostrada è facile, avendo una visuale più ampia, accorgersene: guardando i camini si vede che i fumi non salgono verso l’alto ma scorrono orizzontalmente per poi abbassarsi. Questo vuol dire che il movimento dell’aria è confinato in uno spazio ristretto. Quello che chiamiamo strato di rimescolamento dell’aria e che va dai 50 ai 100 metri dal suolo. E fino a quando l’alta pressione non ci abbandonerà le sostanze inquinanti resteranno lì».
E’ il caso di invitare i reggiani a non uscire di casa?
«Sicuramente a soffrire di più sono i soggetti con problemi cardiocircolatori e respiratori. E poi i bambini, proprio perché si trovano ad “altezza accumulo”. Detto questo, non me la sento di lanciare l’allarme, che tecnicamente scatta quando si arriva a 200 microgrammi di Pm10 per metro cubo. E mercoledì scorso, quando abbiamo toccato il picco, la concentrazione era tra gli 80 e i 200. Va ricordato che quest’anno siamo a 63 giorni di sforamento, nel 2006 siamo arrivati a 146. Erano anni che non ci trovavamo nella situazione meteo attuale».
Ma le Pm10 sono le uniche “colpevoli”?
«Gli inquinanti hanno almeno due valori limite: sul breve e sul lungo tempo. Se vogliamo misurare l’inquinamento giornaliero, secondo le normative europee dobbiamo prendere in considerazione le Pm 10 o polveri sottili. Gli ossidi d’azoto, per esempio, hanno un valore limite di 200 microgrammi al metro cubo ma dal momento che quel limite è raramente superato, è difficile utilizzarlo per prendere provvedimenti anti-smog. Ma oltre alle Pm 10 ci sono le Pm 2,5 ancora più fini e più pericolose: se le prime riescono ad entrare nel sistema respiratorio, le seconde raggiungono gli strati più interni dello stesso apparato. E quando abbiamo un picco di inquinamento ci sono due possibilità: se prevalgono le Pm 10 significa che l’inquinamento è dovuto prevalentemente al traffico, se prevalgono le seconde siamo in presenza di un ristagno. Ed è quello che accade in questi giorni».
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