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Morto Mario Sulpizio, partigiano “Guerra”

Morto Mario Sulpizio, partigiano “Guerra”

San Polo, pochi anni fa disse: «Se la libertà fosse in pericolo, combatterei di nuovo». Alle 11.15 i funerali

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SAN POLO. È morto ieri, all’età di 94 anni, Mario Sulpizio, partigiano conosciuto con il nome di battaglia “Guerra”. Coraggioso combattente, Sulpizio ha scritto le pagine della Resistenza lottando per la libertà sia da giovane sia da anziano. «Voglio difendere la memoria di chi ha combattuto per la libertà – spiegava “Guerra” alla Gazzetta di Reggio nel 2007 – non tanto perché sono alla ricerca di allori personali, ma perché non condivido certe teorie revisioniste che ancora oggi, a più di sessant’anni di distanza, emergono per gettare fango sulla lotta partigiana. Per parlare della Resistenza bisogna averla vissuta, e protesto perché dopo tanto tempo è come se si riaprissero delle ferite e le si cospargessero di sale. Sono tra quelli che ha provato sdegno quando il ministro Tremaglia propose di mettere sullo stesso piano sia i partigiani che i repubblichini».

Mario Sulpizio, nato nel 1921, ha sempre vissuto a San Polo (eccezion fatta per il servizio militare, svolto in aviazione). Da bambino, come tanti all’epoca, fu un balilla. Poi arrivò la guerra e scese in prima linea per combattere con i partigiani. La sua storia si intrecciò con una delle vicende più dolorose della nostra provincia: l’eccidio delle Reggiane, avvenuto il 28 luglio 1943. Sulpizio lavorava lì, e vide da vicino quello che avvenne. Dopo, quando divenne commissario politico del distaccamento Don Borghi e comandante del 3º Battaglione della 143ª Brigata bis, affrontò sempre maggiori responsabilità. «Quello che ci premeva – raccontò alla Gazzetta – era dare un pezzo di pane al giorno a questi ragazzi che avevano scelto di battersi per la libertà. E in quei tempi non era certo una cosa facile. Vestivamo come potevamo, e insegnavamo il mestiere della guerra a dei giovani che non avevano mai preso in mano nemmeno la più piccola delle armi. Purtroppo ho visto cadere dei compagni valorosi, ma penso di aver fatto il mio dovere nel consegnare cibo e alloggi segreti ai cosiddetti “disertori” che non si erano allineati con il fascismo e con il nazismo. Ormai ho un’età che non mi consente più di fare molto, ma se la libertà fosse in pericolo come è stata sessant’anni fa, non esiterei a scendere in piazza e tornare a combattere di nuovo». Sulpizio lascia i figli Giacomo (ex sindaco di San Polo), Mirca ed Elena. I funerali si celebrano oggi alle 11.15 nel cimitero di San Polo. Il corteo partirà dalla camera ardente dell’ospedale di Montecchio. (m.r.)

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