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Don Simonazzi: «Io Prampolini lo inviterei a messa»

di Luciano Salsi
Don Simonazzi: «Io Prampolini lo inviterei a messa»

Il parroco di Pratofontana legge la predica del cooperatore ma non in chiave socialista, con tante critiche ai politici

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REGGIO EMILIA  Basta partecipare alla messa per essere veri cristiani? Camillo Prampolini lo negava, esortando i fedeli a mettere in pratica il messaggio di uguaglianza e giustizia sociale insito nel Vangelo. Da don Daniele Simonazzi, il prete dei poveri, dei Sinti e dell'Opg, ci si poteva aspettare una sostanziale condivisione della predica di Natale, che l'apostolo del socialismo “evangelico" pubblicò sulla Giustizia nel 1897 per esortare i cattolici a “diventare socialisti".

Invece il sacerdote ha sorpreso i responsabili del centro Camillo Prampolini, che per la prima volta avevano invitato un esponente del clero reggiano all'ormai consueta rievocazione prenatalizia del celebre discorso. L'ex-deputato del Pci Antonio Bernardi ha introdotto la commemorazione, davanti al busto di Prampolini sotto il portico del Municipio, insistendo sull'interpretazione laica dell'insegnamento di Gesù.

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Don Simonazzi, citando il suo maestro don Alberto Altana, ha obiettato: “A Prampolini avrei risposto che la celebrazione fatta in chiesa è sufficiente. L'avrei invitato a prendervi parte”. Parrebbe un arroccamento clericale nella difesa del rito. Invece è la teoria e la pratica di un'esperienza vissuta a fianco degli ultimi, sedendo con essi alla stessa mensa eucaristica. “Noi - ha precisato il sacerdote - siamo la chiesa dei poveri, il sogno realizzato di papa Francesco. Nella liturgia gli ospiti dell'Opg, i Sinti e le ragazze di strada vivono la libertà, recuperano la dignità”. Non basta, a suo parere, agire a favore dei poveri. Occorre immedesimarsi con loro: “Se per un prete ci sono solo i poveri, ci sono garanzie anche per gli altri".

Perciò don Simonazzi non risparmia critiche agli amministratori, partendo dalla condizione di chi risiede nelle aree depresse della sua parrocchia di Pratofontana: “Si è molto parlato della sistemazione della zona Nord, ma senza coinvolgere la gente che vi abita”.

Lo stesso dicasi per l'invocazione contenuta nella lettera inviata dai settanta ospiti del soppresso Opg, per metà veneti in attesa della Rems, per metà detenuti rimasti privi di una completa assistenza psichiatrica: “Nessuno - denuncia don Simonazzi - li ha voluti incontrare”. Si sente la mancanza, a suo avviso, dei “profeti" che diedero tanto alla comunità reggiana, primo fra tutti don Giuseppe Dossetti senior: “E' ancora qui, attuale. Il suo carisma profetico non è venuto meno. La profezia è nella condizione dei poveri".

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