L’addio a Marietta, 102 anni di ottimismo
Cavriago: morta la nonnina della casa protetta. Diceva: «Sono contenta di tutto. La vita è così bella»
CAVRIAGO. Ieri Cavriago ha detto addio a Maria Gualerzi, la nonnina della casa protetta comunale, meglio conosciuta come “Marièta ed Simon” o “Marièta dal lat”, che si è spenta martedì all’età di 102 anni. «Marietta – l’ha ricordata il sindaco Paolo Burani – è sempre stata in mezzo alla nostra comunità, prima con il suo lavoro e poi, in questi ultimi anni, alla casa protetta comunale, dove accoglieva le persone che vi entravano, ospiti e familiari, con il suo sorriso e la sua simpatia. La ricordiamo tutti con affetto e gratitudine per la sua vita generosa e per essere stata, negli ultimi anni, l’anima della casa protetta». Al traguardo dei 100 anni, il 21 aprile 2013, fu organizzata una grande festa, con le locandine nei bar e negozi. La casa protetta era diventata la “sua” casa. Il giorno in cui vi entrò, disse: «Lascio la mia abitazione, lascio i miei quadri e tutto quello che ho di mio. Ma vengo dentro serena perché so che fa parte della mia vita». I vecchi la conoscevano tutti: per 37 anni Maria gestì in piazza Zanti la rivendita del latte: uno spazio piccolissimo, ma dentro c’era lei, “la Marietta”, che sapeva ascoltare e dispensava ottimismo. La bottega diventò lo spazio di relazione e condivisione sociale del paese, soprattutto per le donne. Il latte era venduto nelle bottiglie di vetro, con il tappo in stagnola, fresco ogni giorno. La latteria era un negozio particolare, con un profumo tutto suo, di burro, di formaggio, di cose buone. Proprio in bottega Marietta incontrò Ageo Dittamo, un bersagliere di Correggio che, dopo poco, diventò suo marito. «La cosa che mi piaceva di più – ricordava Marietta pochi anni fa – era il mio lavoro: il lavoro mi ha dato le soddisfazioni più grandi della mia vita, perché mi dava la possibilità di entrare in relazione con le persone. Mio marito Geo la sera andava per i caseifici, poi portava il latte in bottega. Io andavo la mattina presto, a piedi da sola. Andavo fino ad Aiola. Geo mi aiutava anche portando il latte a domicilio per coloro che non erano riusciti a venire in bottega. Era un lavoro scomodo per gli orari, ma ricco di relazioni profonde e costruttive. Non ho mai litigato con nessuno. Spesso le persone erano povere e non riuscivano a pagare il latte con puntualità, allora mi aiutava mio padre e pagava lui, tanto poi me li davano, e così aiutavo il cliente. Mi piaceva tanto il mio lavoro. Sono contenta di tutto. La vita è così bella. Mi è sempre piaciuto andare a trovare la gente e per trent’anni ho fatto le punture alle vecchiette che ne avevano bisogno. Oppure andavo al campo sportivo, vicino alla stazione, a vedere le partite di pallone. Mi sono accorta che anche nelle vecchiaia bisogna interessarsi agli altri». (m.r.)
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