Finiti i restauri, il teatro Ariosto riapre
Reggio Emilia, a metà gennaio l’inaugurazione. Per il recupero dello storico sipario bisogna invece aspettare il prossimo autunno
REGGIO EMILIA. A metà gennaio il settecentesco teatro Ariosto, dopo i lavori di restauro iniziati l’aprile scorso, sarà ufficialmente riaperto e riconsegnato ai reggiani in tutto il suo ritrovato splendore. Quanto al sipario dipinto da Anselmo Govi, i reggiani lo ritroveranno come lo avevano lasciato. Per rivederlo restaurato bisognerà attendere l’autunno quando inizierà la stagione teatrale 2016-2017 ma, aspettando l’inaugurazione ufficiale, sarà possibile in qualche occasione assistere anche ai lavori di restauro. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12681578:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12681578:1649488150/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Ma che cosa ci troveremo di fronte fra quindici giorni varcando le soglie del teatro Ariosto? Una platea completamente rinnovata con pavimento rivestito con legno ricavato dagli abeti della Val di Fiemme, comode sedute più grandi e in velluto blu, e un sistema innovativo di riscaldamento con diffusori "a pavimento". [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.11889752:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/08/05/fotogalleria/teatro-ariosto-nuova-platea-e-spazio-per-l-ochestra-dopo-il-restauro-1.11889752]]
Oltre a nuova buca per gli orchestrali, nella quale potranno essere ospitati fino a 40 elementi. Il tutto cesellato con cura per migliorare la fruizione degli spettacoli per gli spettatori e le messe in scena degli artisti, aumentando la resa acustica del teatro. Una qualità mai raggiunta dal teatro Ariosto, che dovrà fare a meno però di circa 50 posti in platea, sacrificio necessario per poter migliorare lo storico impianto.
Lavori strutturali quindi, quelli effettuati dagli operai di Unieco e delle ditte in subappalto. Fatte le dovute somme, l'Ariosto è venuto a costare in tutto 930 mila euro, in parte finanziati dal comune di Reggio (240 mila euro), in parte dalla Regione (altri 240 mila) per gli interventi di messa in sicurezza post sisma 2012, e ulteriori 450 mila euro erogati sempre dalla Regione con il fondo per i teatri. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12681580:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12681580:1649488150/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Quanto al sipario, fino ad ora la R.T. Restauro Tessile, la società che è impegnata nel restauro di quello che, di fatto, è un grande arazzo, si è limitata a effettuare da metà novembre a oggi un intervento di consolidamento della pellicola pittorica. Un’operazione che si è resa necessaria per collocare nuovamente il sipario nella sua sede naturale dove resterà fino alla fine della stagione teatrale 2015-2016. Solo nei mesi di giugno e luglio del prossimo anno invece le restauratrici Ivana Micheletti, Elisabetta Ghirardini e Cristina Lusuardi inizieranno il restauro.
«Il nostro intervento - spiega Ivana Micheletti - ha l’obiettivo di non cambiare la cromia del sipario, ma cercherà di rispettare l’esistente. Dopo la fase di consolidamento della pittura a tempera inizieremo l’opera di pulitur». Ma il passaggio più delicato che le tre restauratrici temevano era quello del consolidamento.
«Prima di intervenire - aggiungono le restauratrici - si sono rese necessarie analisi specifiche per individuare i componenti e i pigmenti delle materie pittoriche utilizzate. Così come è stato importantissimo capire che la tela era in cotone che è più robusto del lino. Ma restava il problema di intervenire su una tela di così ampie dimensioni. Lavoreremo direttamente sul palco da giugno quando il sipario che verrà messo in verticale». E se il sipario tornerà a splendere lo si deve anche a una “cordata” grazie alla quale sono stati raccolti e si continueranno a raccogliere fondi proprio pro-siparto.
A partire dal ricavato di tre cene organizzate dalla chef Marta Scalabrini nel suo ristorante “Marta in cucina” di Vicolo del Folletto a quello ottenuto dalla vendita degli acquarelli di tre artisti che hanno “disegnato” i piatti delle cene: Davide Benati, Giuliano Della Casa e Omar Galliani. E ancora il ricavato della vendita dei libri editi da Corsiero (il primo è già uscito) dedicati proprio al legame tra cucina e arte e, naturalmente, al sipario ritrovato.
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