I vecchi nomi dei paesi nel presepe
Gli abitanti di Pieve San Vincenzo rievocano le antiche località
RAMISETO. E’ una delle numerose iniziative che rientrano nella Via dei Presepi, ma ha una particolare importanza, perché dà riconoscibilità e segnala la vivacità di una frazione che conta ancora pochi residenti: Pieve San Vincenzo nel Ramisetano. Qui la comunità del borgo ha voluto proporre di nuovo «l’antica tradizione del presepe di Pieve San Vincenzo – spiegano gli stessi residenti – portata avanti per tanti anni da molti di noi e che, per motivi vari, si era perduta. L’evento è stato realizzato per ricordare la Natività e tutti i contorni religiosi che nei tempi si sono tramandati, ma anche per riuscire a trovare alcuni momenti per stare insieme. Altro pensiero, di non minor importanza, è quello di aver provato a fare un presepe leggermente diverso dal tradizionale, che metta in evidenza la realtà, il degrado, l’abbandono, i disagi dei nostri luoghi natali, ed inoltre quei posti che ognuno di noi conosce, ai quali siamo affezionati, nei quali abbiamo vissuto per anni e che non abbiamo dimenticato, come non abbiamo scordato i nostri nonni e gli anziani che qui hanno “tribolato” e creato reddito per sostenere le famiglie. Proviamo a trasmettere tutto questo ai più giovani , in questo modo anche noi non dimenticheremo».
Un presepe che quindi ricorda, con piccoli “cartelli” che prendono il posto delle tradizionali statuine, Viaccia (Storlo), Paradiso (Poviglio), Pervinca (Castagneto), Bora Scura (sopra Poviglio), Braia (sotto Poviglio), Castellaccio (sopra l’Andrella), Pianaccia (Fornolo), Caveriana (Lugolo), Borloni (Storlo), Cuscinara (Enzano), Latte (Enzano), Vadolaga (Cecciola), Jara (Fornolo), Sterti (Poviglio), Pian Tambur (Cecciola).
«Tutto questo per dire, senza fare retorica, polemica né politica – concludono i residenti – che il nostro territorio assomiglia a un presepe. Posti antichi e persi nel tempo da riconsiderare e apprezzare, nonostante le frane, le alluvioni, l’abbandono. Tanti posti abbandonati al proprio destino. Ci sentiamo tutti come statuine di un vecchio presepe. Per tutti questi motivi abbiamo sentito il desiderio di fare un presepe particolare, fatto da noi e dedicato al nostro territorio». (l.t.)
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