Gazzetta di Reggio

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Qualcuno brinda con il Rossissimo Lenin

di Evaristo Sparvieri
Qualcuno brinda con il Rossissimo Lenin

I vini prodotti da Ramòn Delmonte rappresentano un oggetto di culto anche fuori dai confini reggiani

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REGGIO EMILIA. Rosso come il Natale? Non proprio. Piuttosto rosso come il Lambrusco. Anzi, Rosso Stalin e Rossissimo Lenin, i vini prodotti da Remo “Ramòn” Delmonte per il centro di poesia, arte e cultura Medardo Rosso di Montecavolo che rappresentano ormai un vero oggetto di culto per festeggiare un Natale di stampo comunista. Ne è convinto anche Giuseppe “Nuccio” Porcella, un “compagno” delle campagne liguri con nonno eroe della Prima Guerra mondiale, che ha fatto realizzare una decorazione natalizia a forma di falce e martello e l’ha collocata sul suo garage, nell’alta Valbisagno. Un’immagine che ha fatto il giro del web, suscitando anche numerose polemiche, accompagnata anche dalla promessa di un brindisi speciale, che “Nuccio” Porcella garantisce a chiunque si fermi ad ammirare quella che considera una vera opera d’arte: «Ogni anno compro in Emilia bottiglie di lambrusco “proletario” Lenin e Stalin. Se arriva qualcuno simpatico ne stappo una. Gesù Cristo era comunista». E così, anche se in Liguria, il Natale di stampo comunista assume immancabilmente un tratto di reggianità.

«Questa idea del rosso Stalin e del rossissimo Lenin l’ho avuta a fine anni Ottanta, un po’ per divertimento e un po’ per provocazione - racconta Ramòn Delmonte -. Ci è servita per finanziare le iniziative del centro culturale. In quel periodo facevamo anche parecchia pubblicità su l’Unità e sul Manifesto. Adesso facciamo solo piccoli quantitativi: un centinaio di cartoni che beviamo durante i nostri eventi al Medardo Rosso. Ma ogni volta vanno via che è una bellezza».

Pochi cartoni, ma molto apprezzati. A tal punto che nel corso degli anni i due vini sono stati richiesti per i motivi più svariati: «C’è chi mi chiama e mi chiede un ordine dicendo di avere il prete a cena e di volergli fare uno scherzo - aggiunge Delmonte, già esponente del Partito Marxista-Leninista Italiano e poi segretario di Rifondazione -. Una volta un politico del Pci portò qualche bottiglia anche a Giulio Andreotti, per fargli un dispetto».

Un vino per amici e per nemici, quindi. Ma solo politicamente parlando. «La verità è che si tratta di vino molto buono, uno dei migliori Lambruschi di Reggio», giura Delmonte. Ma qual è la differenza tra lo Stalin e il Lenin? «Sono due vini simili, ma nel Lenin c’è la salamina, nello Stalin la lancellotta, oltre ad altri vitigni. L’enologo è da sempre Mirko Beneventi, davvero molto bravo. Il termine rossissimo è proprio dell’uso nelle cantine per un tipo di uvaggio, ma c’è anche un discorso del rosso come vino e come indole». E l’etichetta? «È nata da una mia idea, realizzata insieme ad un amico che è più bravo di me con il computer». Un vino ideale per il Natale? Su questo Ramòn Delmonte ha qualcosa da ridire: «Per me Natale si festeggia due volte l’anno: il 21 dicembre con la nascita di Stalin e il 26 dicembre con quella Mao Tse-tung. Ognuno ha le sue idee. E io non mi sono mai interessato di argomenti religiosi, anche se nella credenza popolare si è sempre detto che Gesù era comunista. Io però non credo sia così. In ogni caso, se qualcuno capita il 25, una bottiglia non si nega a nessuno».

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