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Il figlio di Antonio Muto “sospeso” dalla white list

di Enrico Lorenzo Tidona
Il figlio di Antonio Muto “sospeso” dalla white list

Antimafia: la prefettura di Reggio chiede accertamenti sulla Costruttori Società Cooperativa di Toano, intestata al 26enne Gaetano

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REGGIO EMILIA. È uno degli imprenditori di riferimento nel settore delle costruzioni della bassa lombarda, accusato lo scorso gennaio di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata a estorsioni e corruzione, anche in atti giudiziari, per conto del clan Grande Aracri.

Per Antonio Muto è stato chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta “Pesci” - condotta dalla procura antimafia di Brescia e che ha acceso un faro sulle infiltrazioni della malavita calabrese nel territorio mantovano - una inchiesta che coinvolge altre 25 persone tra cui l’ex sindaco di Mantova Nicola Sodano.

Ora, però, le sorti giudiziarie del 54enne cutrese influiscono anche sull’attività imprenditoriale del giovane figlio Gaetano, 26 anni, residente insieme al padre a Curtatone, e che risulta essere l’amministratore unico di un’azienda, la “Costruttori Società Cooperativa”, sospesa il primo luglio 2015 dalla white list.

Un provvedimento messo in atto dalla prefettura di Reggio Emilia, che ha escluso in via temporanea la ditta edile con sede in via Enrico Fermi a Toano dalla possibilità di partecipare agli appalti pubblici per poter aggiungere alle ricerche ulteriori approfondimenti a cura del gruppo Interforze «per l'acquisizione degli elementi informativi utili per le conseguenti valutazioni e determinazioni del Prefetto in materia di informazioni antimafia».

La coop, di cui Antonio deteneva fino al 2008 una percentuale, ha presentato ora ricorso al Tar. I giudici amministrativi hanno concesso per ora la sospensiva, con riammissione della piccola cooperativa alla white list in attesa della discussione nel merito del ricorso.

Ciò non bloccherà di certo l’indagine con la quale gli organi di polizia stanno ricostruendo le trame dei Muto e, in particolar modo, di Gaetano, che al ruolo di amministratore della coop risulta essere anche azionista della Lagocastello Immobiliare (titolare di una mega lotizzazione), della F.G. Immobiliare Italia e della Unica Vela srl. Tutte imprese nella galassia del padre Antonio, le cui attività sono esplose con il boom edilizio degli anni Novanta, quando ha puntellato la bassa di cantieri.

Antonio Muto fu anche vittima in passato di incendi sia di auto che di alcune betoniere. Una delle vetture, un’Audi A5, fu data alle fiamme poco dopo la mezzanotte del 21 settembre 2011. Un’auto utilizzata dal figlio Gaetano, che all’epoca aveva 22 anni, ma intestata alla società Le Costruzioni Srl di Muto che col figlio ha sempre negato davanti ai giornalisti la natura dolosa del rogo.

In realtà, il 15 maggio scorso - quattro mesi dopo l’esplosione dell’inchiesta Pesci che fa il paio con l’inchiesta Aemilia - la coop dei Muto era subito stata accolta nella white list. Un mese e mezzo dopo è stata sospesa per volontà del prefetto Raffaele Ruberto. Poi, il 28 luglio, la coop è stata cancellata dai titolari dal registro delle imprese, facendo comunque presentare ai legali il ricorso ancora pendente davanti al Tar.

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