La domenica ecologica c’è... ma non si vede
In molti ieri non sapevano del provvedimento adottato in via straordinaria Per la maggior parte dei reggiani “giusto fermare le auto, ma non è la soluzione”
REGGIO EMILIA. Una domenica mattina non molto diversa da tante altre. Almeno dal punto di vista del traffico. Così appariva quella di ieri, passeggiando per le strade del centro storico alla ricerca di opinioni sul provvedimento di limitazione alla circolazione dovuto al persistere dello smog. Più che per la domenica ecologica, dichiarata in via straordinaria dopo lo sforamento per sette giorni consecutivi del limite giornaliero di 50 microgrammi per metro cubodi pm10, è stato forse per il Natale e la corsa folle agli acquisti ormai alle spalle che ieri in città le strade del centro parevano piuttosto tranquille, anche se un po’ più animate dalla comparsa delle prime promozioni post-natalizie.
Del provvedimento di limitazione del traffico quasi nessuno sapeva, anche se la maggior parte degli intervistati si è detta d’accordo, vista la situazione di allarme per lo smog, sull’applicazione del blocco.
«Oggi una domenica ecologica straordinaria? Avrebbero dovuto comunicarlo meglio. Io non sapevo... - dice Daniele Landi -. La mia auto comunque non rientra tra quelle del divieto».
«Se c’è troppo inquinamento è giusto applicare le limitazioni del traffico previste in questi casi - prosegue la compagna Tiziana Rinaldi - con il divieto, o senza, comunque, per noi non sarebbe stato diverso... Veniamo spesso in centro e anche oggi abbiamo lasciato la macchina al parcheggio di via Cecati per poi venire qui a piedi».
«Il blocco del traffico è una soluzione limite. Ma se lo smog è così alto è comunque doveroso provvedere - commenta Antonia Sgroi che passeggia e osserva le vetrine con il figlio -. Noi abitiamo in centro e siamo venuti qui a piedi, ma ugualmente avrei preferito sapere...».
«Si tratta di un provvedimento “tampone” certo - prosegue Sergio Maccagno - ma è sempre meglio di niente». Paura per la salute propria e dei figli? «Sì è ovvio - affermano entrambi - ma purtroppo è una situazione di fronte alla quale ci si sente impotenti. Ci vorrebbe che cambiasse il tempo».
Le polveri sottili nell’aria sono ormai a livelli insostenibili in molte città d’Italia (Milano, Roma, Torino) e le polemiche sull’utilità dell’applicazione di provvedimenti come questi delle domeniche ecologiche, e, in altri luoghi, come Roma, delle targhe alterne, montano, a partire dal fronte politico con l’M5s e la Lega sulle barricate. Politica o no, c’è di che avere paura per la salute propria, ma soprattutto dei propri figli o delle persone più deboli e sensibili: bambini, anziani e donne in gravidanza, proprio loro, è il consiglio degli esperti, bisogna cercare di proteggere maggiormente. E allora tutti in casa o con la mascherina?
Niente affatto. «Io sono un motociclista sfegatato - confessa Corrado Askerz in sella alla sua bicicletta - ma da quando sono diventato papà ho rivalutato la bici, anche per una questione di benessere. In bici vado spesso a prendere mio figlio a scuola. Forse a pedalare si respira più smog, ma penso che la pericolosità della bici stia in altre cose. Per esempio ho subito acquistato il caschetto protettivo. Ma la mascherina anti-smog, quella proprio mi rifiuto».
Della mascherina non ne vuole sapere neppure Marialuisa Grasselli che pure sembra incarnare il modello ideale di cittadino in merito alla mobilità sostenibile: «Non uso la macchina - dice - preferisco la bici. Del divieto non sapevo. Perché non è stato comunicato meglio? Alla televisione, per esempio?». Marialuisa Grasselli, del resto, abita in centro e questo per certi versi è un’innegabile comodità. «Mi sposto a piedi o in bicicletta - prosegue - l’auto ce l’ho ma la uso solo per spostamenti fuori città. Ma è a gpl. Quindi anche se avessi dovuto usarla oggi non avrei avuto grossi problemi».
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