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Reggio Emilia nella morsa dello smog: decessi in aumento

Reggio Emilia nella morsa dello smog: decessi in aumento

Intervista all'epidemiologo: "I numeri sono quelli. E del resto questi dello studio europeo sono gli unici dati scientifici"

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REGGIO EMILIA. Da giorni - mentre tutta l’Italia è nella morsa dello smog - la politica nazionale si fronteggia a colpi di cifre. In particolare vanno forte quelle diffuse dall’Istat, sull’aumento dei decessi nell’ultimo anno. C’entra lo smog? E’ colpa della crisi di questi anni?

Per uscire dal bailamme proviamo a girare la domanda al dottor Paolo Giorgi Rossi, direttore del Servizio di Epidemiologia di Ausl e Azienda Ospedaliera, un medico che di mestiere analizza proprio i numeri delle patologie, delle cause di queste e delle persone che ne vengono colpite. «Esistono in effetti dei dati molto precisi su scala mondiale che stabiliscono su scala mondiale una mortalità a breve termine in aumento dell’1% in condizioni di inquinamento come quelle che stiamo vivendo».

E sono dati che possono essere calati anche su Reggio?

«Si tratta di studi europei che hanno studiato per anni, milioni di persone che abitano le grandi e le medie città, e anche Reggio è tra quelle prese in esame. Questi dello studio europeo sono gli unici dati scientifici. Non c’entrano nulla con quelli diffusi in questi giorni dall’Istat per i quali non c’è ancora una spiegazione».

C’è chi dice che sia colpa della crisi, chi dell’inquinamento...

«Se fosse accertata una di quelle ipotesi, allora si dovrebbe avere una spiegazione anche per il fatto che lo stesso aumento si registra uguale da Bolzano ad Agrigento, ma non solo. Perché lo stesso dato si registra in Francia e in Inghilterra?».

Tornando ai dati dello studio europeo, c’è una relazione tra la qualità dell’aria e l’aumento dei decessi?

«Se parliamo dell’Emilia Romagna e soprattutto se guardiamo i dati non si può non notare che l’inquinamento da particolato, ovvero quello che è provocato dalle famose Pm10 e Pm2,5, è notevolmente calato. E questo lo dicono i dati di tutte le centraline».

Resta il fatto che l’aria in questi giorni è davvero pesantissima...

«La percezione che sia sempre peggio è comune a tutti noi. In queste settimane soprattutto, dove all’inquinamento a cui siamo abituati si aggiungono condizioni meteo che sono invece inusuali per questo periodo. L’alta pressione e l’assenza di precipitazioni rendono pesante l’aria finendo quasi per vanificare l’effetto della momentanea diminuzione del traffico, dovuta alla chiusura delle scuole. E ciò nonostante gli sforamenti sono diminuiti. Dalla metà degli anni 2000 l’aria è comunque migliorata, soprattutto grazie al ricambio del parco auto, con vetture meno inquinanti di quelle del passato. Poi, però, è altrettanto vero che le auto in circolazione non sono calate, anzi...».

La politica intanto si arrovella sulle misure da adottare per limitare i danni. A Roma tornano di moda le targhe alterne, a Milano si decide per il blocco del traffico...

«La circolazione a targhe alterne incide per un 15%, non di più. Per via del fatto che moltissime famiglie hanno anche una seconda auto. Poi ci sono gli orari in cui lo stop non è in vigore. Eppoi le difficoltà di controllare e sanzionare... Insomma, difficile ottenere di più da misure di questo tipo».

E il blocco totale?

« Anche questa è una misura che andrebbe attuata drasticamente e non sempre è possibile. E in questo caso non ci sono dati ufficiali sugli effetti che il blocco può produrre».

E gli altri fattori inquinanti?

«Incidono anch’essi, anche se in misura minore. Penso al riscaldamento domestico, soprattutto da quando è ripreso l’utilizzo della legna, la cui combustione produce inquinanti molto difficili da neutralizzare».

La nota dell'Ausl di Reggio Emilia

Lo studio VIIAS stima che in Italia si potrebbero posticipare, circa 35.000 decessi all'anno se non si avessero mai concentrazioni di polveri sottili superiori a quelle raccomandate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.  La soglia raccomandata dall’OMS è di 10 microgrammi di PM2.5 per metro cubo di aria. Il PM2.5 sono le cosiddette  polveri sottili, cioè il particolato sospeso nell'aria con un diametro minore a 2.5 micro metri. La soglia raccomandata dall’OMS, è notevolmente più bassa del limite di legge stabilito dalla Comunità Europea. 

Purtroppo, nell'aria che respiriamo spesso sono presenti ben più di 10 microgrammi di PM2.5 per metro cubo. La stima di morti anticipate a causa del superamento della soglia di 10 microgrammi in Regione Emilia-Romagna nel 2013 è di 2085 unità.

Sebbene la stima non sia stata fatta per singolo capoluogo, possiamo quantificare che sono circa 90 i decessi in eccesso a Reggio Emilia nel 2013. Mentre nell’anno 2009 la stessa stima era di 98 decessi.  Tali stime comprendono sia gli effetti a breve termine, sia quelli a lungo termine.

Si tratta come sempre in questi casi di stime derivabili da studi epidemiologici che prendono in considerazione le più attendibili evidenze disponibili al momento in letteratura e come tali vanno considerate. Passibili pertanto di modifiche in relazione allo sviluppo e al miglioramento delle conoscenze scientifiche.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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