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Coviolo, forno in ritardo e cremazioni in aumento

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Coviolo, forno in ritardo e cremazioni in aumento

Tempi d’attesa raddoppiati negli ultimi mesi: attualmente la media è di 20 giorni: il nuovo impianto pronto a metà 2016, molte famiglie fuori provincia

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REGGIO EMILIA. Negli ultimi mesi si sono raddoppiati i tempi d'attesa per la cremazione nel cimitero di Coviolo: dai dieci giorni di settembre e ottobre si è passati a una media di venti tra novembre e dicembre. Ciò dipende dal fatto che un numero crescente di reggiani sceglie questo rito, mentre l'impianto continua a funzionare a singhiozzo. Su tre forni ne sono attivi solo due, ora l’uno ora l’altro, cosicché è come se ce ne fosse uno solo. Si dovranno attendere sei mesi per vedere la nuova ara crematoria, che sfoltirà la fila dei feretri destinati all’incinerazione.

«Attualmente – spiega il dirigente comunale Alberto Bevilacqua – siamo nella fase di progettazione. Prevediamo che la costruzione sarà completata entro la metà del 2016». In realtà l’opera avrebbe dovuto essere terminata quest’anno, ma l’associazione temporanea d'impresa esclusa dall’appalto aveva presentato ricorso contro l’aggiudicazione all’Ati formata da Vezzani spa, Tecneforni e Coesa.

L’azione giudiziaria è stata respinta, ma i tempi della giustizia hanno comportato una lunga sospensione dei lavori. «Nella nostra città – riferisce Bevilacqua – si fanno più di mille cremazioni all’anno. La tendenza è all’aumento, ma non rapidissimo».

«Ormai – aggiunge la ditta di onoranze funebri Reverberi – organizziamo un 35% di funerali con cremazione. Una volta si sceglieva questo rito per motivi ideali. Ora si prende in considerazione anche il risparmio».

L’incinerimento a Coviolo costa 442 euro per i residenti a Reggio e 498 per i non residenti. Si capisce quindi perché dalle zone di confine della provincia molte famiglie scelgano le are crematorie di Mantova, dove si spendono circa 500 euro, di Parma (601 euro) e di Modena (553 euro). La differenza di spesa è compensata dalla minore durata dei tempi d’attesa.

Ma c’è addirittura chi, per non dover aspettare, va a Brescia o Torino, anche se il trasporto richiede un esborso considerevole. Peraltro per chi vuole risparmiare la cremazione offre un’opportunità unica: la possibilità, concessa dalla legge regionale, di disperdere le ceneri o di tenerle in casa. Ne approfitta circa il 30%, mentre gli altri le depositano in una celletta. «Siamo arrivati al punto – osserva la ditta Reverberi – che scarseggiano anche le cellette. Eppure, se ci fosse la volontà, i Comuni potrebbero montare con poca spesa quelle prefabbricate, che sono liberamente scomponibili».

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