Gazzetta di Reggio

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L’inverno in Appennino ha il profumo di primavera

di Luca Tondelli
L’inverno in Appennino ha il profumo di primavera

Collagna: lontano da nebbia e smog, cielo azzurro e temperature di quasi 20 gradi Fioriscono primule e viole ma l’assenza di neve è un duro colpo per l’economia

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COLLAGNA. Domenica 19 gradi al Ventasso. Ieri 15 gradi a Castelnovo Monti, 13 a Febbio, 11 al Passo del Cerreto e, dalle quote collinari in su, sole splendente, caldo, aria tersa, mentre in città e in pianura imperano nebbia e smog. Ma non si prenda questa situazione come un paradiso paragonato all’inferno: il mancato arrivo dell’inverno, e una primavera eccessivamente anticipata in Appennino sono elementi almeno altrettanto inquietanti quanto l’inquinamento in val Padana.

In questi giorni, infatti, più che le festività invernali, sembra di vivere quelle di Pasqua: passeggiando in prati e boschi non è difficile imbattersi in primule e viole; in alcuni giardini gli alberi di ciliegio presentano già i loro fiori rosa. Ma anche guardando ad aspetti meno “naturali” sembrerebbe di essere in una stagione diversa: nessuna presenza di neve sul crinale, a Cerreto non si scia, a Febbio sono riusciti nel fine settimana ad aprire il campo scuola grazie a un grande sforzo per produrre neve artificiale; sulle strade circolano numerosi motociclisti e ciclisti che approfittano di questo clima folle per attività che solitamente tra dicembre e inizio gennaio sono impossibili.

Al posto di discese sulle piste, fondo e ciaspolate, ci si dedica a un escursionismo a piedi verso le località in quota: in effetti si assiste a un turismo da “gite fuori porta” che però sta ottenendo forte spinta dall’idea di andare a respirare un po’ di “aria buona” in montagna, visti i livelli proibitivi di particelle nocive nelle città.

Resta comunque forte preoccupazione per diversi aspetti: prima di tutto proprio quello naturalistico ambientale. Questo completo scostamento dei ritmi stagionali sta incidendo fortemente sul ciclo vegetativo delle piante, e se arriveranno in gennaio e febbraio temperature rigide e conseguenti gelate, potranno avere ricadute molto pesanti su piante e alberi. Poi c’è l’aspetto dell’indotto turistico, perché l’affluenza a cui puresi assiste in questi giorni non può certo compensare la perdita per la totale assenza di neve che riguarda le località sciistiche. A Cerreto si valuta che la mancanza di neve per Natale, e a questo punto di sicuro anche per l’ultimo e capodanno, rappresenti una perdita potenziale del 40% sul complesso degli introiti stagionali, tanto che nelle scorse settimane gli operatori hanno aderito alla richiesta di dichiarazione di “calamità naturale” avanzata dalle sezioni regionali di Federfuni, il sindacato degli operatori di impianti risalita, in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto.

Le previsioni danno possibilità di nevicate a partire dal 3 o 4 gennaio, ma un’affidabilità sufficientemente alta arriva a meno di 48 ore di distanza dagli eventi stessi, quindi non assolutamente scontato.

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