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Dopo 46 anni ha chiuso il ristorante “Panevino”

di Adriano Arati
Dopo 46 anni ha chiuso il ristorante “Panevino”

Rubiera: la decisione è stata presa dai titolari Giorgio Marchi e Anna Rantighieri. «Ragioni di età», anche se lo storico locale richiama ancora tanti clienti da tutta Italia

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RUBIERA. Una vita fra tortelli e carne alla brace e ora, dopo 46 anni, il meritato e insieme temuto riposo, «con la soddisfazione di chiudere con il locale pieno, non in crisi». Domenica scorsa il ristorante Panevino di Rubiera – ben visibile da chi passa lungo la via Emilia a poca distanza dal Mercatone Uno – ha celebrato il proprio ultimo atto, almeno nella gestione originaria, quella di Giorgio Marchi e Anna Rantighieri e di loro figlia Barbara.

A gennaio riprenderà l’attività con un cambio di gestione e i Marchi potranno finalmente tirare il fiato dopo 46 anni di lavoro nel settore, sempre vissuti a Rubiera, fra il Gattopardo, il fast food del Panevino e, dal 1989, il Panevino ristorante, decisamente la loro creatura più conosciuta e apprezzata. Non sarà facile.

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«Non pensavamo fosse così difficile smettere, abbiamo avuto timore a dirlo ai clienti, ci hanno sgridati, molti hanno detto che non sapranno più come fare, sia i clienti che le aziende» – racconta l’oste Giorgio. «Abbiamo lavorato tantissimo a Natale, abbiamo fatto questi giorni pienissimi e alla fine è stata davvero dura realizzare che è finita» – ammette. Rimane la convinzione di averla fatta al momento giusto: «Intanto abbiamo la soddisfazione di aver chiuso col ristorante pieno, e con l’affetto dei clienti. Siamo andati bene in questi anni, nostra figlia Barbara ci ha aiutato tanto, inoltre sappiamo che i nuovi gestori sono persone che amano questo lavoro. Più di tutto, era il momento, io ho 68 anni, dobbiamo pensare a metterci a posto fisicamente» – riflette Marchi.

«Questo è un lavoro che regala soddisfazioni, ma ti prende 13, 14 ore al giorno, e con la testa non stacchi mai. Ti consuma fisicamente, se vuoi farlo bene». E su questo punto i Marchi non si sono mai risparmiati: «Abbiamo sempre puntato sulla cucina tradizionale, tutti i piatti erano fatti a mano da noi, i tortelli li preparavamo tutti noi al pomeriggio per la sera, la carne andava direttamente sul braciere, abbiamo sempre voluto che i clienti si trovassero di fronte del cibo casalingo, dai sapori abbondanti».

La passione emerge chiara, dalle parole di Giorgio, e per questo il “magone” è proprio forte: «C’è un dispiacere enorme nel mollare, sappiamo che è la cosa giusta ma davvero si fa fatica a mandarla giù. Abbiamo salutato da primi in classifica ed è meglio così, si rischiava di scendere, però ci vorrà del tempo a realizzare il tutto».

«I clienti ci hanno sgridato, sono tristi, questo fa molto piacere da un lato ma dall’altro rende tutto ancora più difficile». Ora rimane da pensare al futuro. Giorgio potrà dedicarsi all’amata Juventus, assieme ad Anna potrà concedersi ritmi meno frenetici ma senza abbandonare la presa del tutto: «Abbiamo avuto clienti da tutto il mondo, in passato siamo andati in California e in Australia, a Sidney, a fare laboratori sui tortelli, qualcosa del genere adesso potremmo replicarlo, con più calma».

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