La scuola di danza Cosi-Stefanescu a un passo dalla chiusura
Reggio Emilia, corsa contro il tempo per salvare sia la compagnia di ballo che il convitto. I sindacati sperano nella fusione con I Teatri
REGGIO EMILIA. Per salvare un patrimonio culturale pressoché unico nel panorama nazionale come l’associazione balletto classico Cosi-Stefanescu, che unisce corpo di ballo e scuola, il tempo è pochissimo. Appena tre mesi per evitare lo scioglimento della Compagnia di ballo, che conta ventiquattro dipendenti e chiuderà i battenti a fine marzo, al termine degli spettacoli in cartellone.
Solo sei mesi invece per evitare che al 30 giugno chiuda anche la scuola di danza classica, frequentata da una settantina di allievi italiani e stranieri: un corso che dura mediamente una decina di anni, e che è costa qualche migliaio di euro alle famiglie l’anno.
Una corsa contro il tempo, alla luce del fatto che è partita ieri la procedura che culminerà con il licenziamento collettivo dei dipendenti per cessazione di attività.
Una sorta di atto dovuto, l’hanno definito Giorgio Uriti della Cisl, Mirco Pellati della Cgil e Stefano Gragagnin segretario regionale della Fistel- Cisl, che stanno seguendo la questione. E, consapevoli, dicono, «che non si tratta di una normale crisi aziendale, ma di veder liquidata una delle eccellenze culturali reggiane, se nel frattempo non ci saranno soluzioni alternative che possono arrivare dal pubblico o da privati».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12696680:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/12/30/fotogalleria/cosi-stefanescu-chiude-la-scuola-di-danza-classica-1.12696680]]
Anche per questo motivo gli stessi sindacati, in accordo con i lavoratori e le famiglie degli studenti, premono e si sono già attivati per evitare che si concluda un’esperienza che ha resistito a Reggio per quasi trent’anni. Ma alla fine anche Liliana Cosi, che dopo essere uscita dalla Scala di Milano aveva scelto Reggio come sua seconda patria, ha dovuto gettare la spugna sotto il peso di un buco di bilancio di un milione di euro, (in gran parte verso lo Stato, l’Inps e fornitori) che si è man mano accumulato negli anni.
Per ovviare a una chiusura annunciata, (che ai lavoratori era stata comunicata nel mese di settembre), sindacati e artisti, ballerini e la stessa Liliana Cosi (direttrice e anima dell’associazione, con Stefanescu che ne è il coreografo), proveranno a percorrere altre strade per garantire la sopravvivenza sa sia della scuola, sia della compagnia di ballo. Anche se è soprattutto la seconda a essere quella che rischia di più, mentre i genitori degli allievi si sono anche rivolti al ministro Delrio per chiedere un suo impegno a garantire il proseguimento dei corsi, ricevendo in risposta generiche rassicurazioni.
«Se per la scuola di ballo la possibilità di continuare l’attività appare meno problematica e interessamenti in tal senso si sono avuti – hanno detto i sindacalisti, senza sbilanciarsi oltre – per la compagnia composta da dodici ballerini, musicisti e tecnici, il futuro è tutto da scrivere». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12696696:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12696696:1649481386/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Il primo passaggio obbligato sarà un incontro in Comune a Reggio il 19 gennaio e in Regione il giorno successivo, a cui si arriverà con un ventaglio di soluzioni. Prima fra tutte, nella fase di fusione tra la Fondazione I Teatri e Fondazione Danza, verificare la possibilità che anche l’associazione Balletto classico possa rientrare in questo riordino, mettendo insieme balletto contemporaneo e classico. Fra gli spiragli, anche la richiesta di garantire un finanziamento regionale alla compagnia di ballo, che si aggiunga a quello del Ministero. «Alla compagnia basterebbe un finanziamento di 100 mila euro l’anno per proseguire l’attività», sostengono i sindacati.
Infine l’altra strada che si tenterà di percorrere è quella di trovare un imprenditore privato disponibile ad acquistare la sede di proprietà della associazione (lasciando in uso alla compagnia l’ampio capannone di Mancasale) e che per i sindacalisti presenti «ha un valore superiore al milione di euro necessario per scongiurare la chiusura di compagnia e scuola».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
