«Teleriscaldamento a Reggio Emilia, che flop»
Walter Ganapini: «La città aveva avuto questa idea geniale, è stupefacente che Iren non riesca a raggiungere risultati»
REGGIO EMILIA. «Il riscaldamento incide in maniera superiore rispetto alle auto». Membro onorario del Comitato scientifico dell’Agenzia europea dell’ambiente, cofondatore di Legambiente ed ex presidente di Greenpeace Italia. Per il reggiano Walter Ganapini, dal 2011 direttore generale dell’Agenzia per la protezione ambientale della Regione Umbria, la ricetta per contrastare l’allerta smog prevede misure «persino ovvie». Così le definisce mentre mette in fila un elenco di interventi, tracciando un’inversione di rotta rispetto ad anni di politiche ambientali considerate insufficienti. «Servono interventi strutturali – spiega Ganapini – quelli temporanei non bastano più».
Ganapini, nonostante qualche giorno di tregua, la Pianura Padana continua ad essere la grande malata. Cosa fare?
«È un problema che le cinque Regioni devono affrontare insieme. Bisogna ridurre le emissioni. Ma non si può non prendere atto che se da un lato lo smog produce un incremento dei decessi, dall’altro si prosegue sulla strada degli inceneritori e delle trivellazioni».
Ma c’è un intervento prioritario che si può mettere in pratica subito?
«In sintesi, bisogna far viaggiare di più le merci su ferro anzichè su gomma. Sull’autostrada Parma-La Spezia ogni anno ci sono sei milioni di tragitti di autocarri. È facile capire che emissioni producano. Servono poi barriere vegetative vicino alle sorgenti di inquinamento: boschi planiziali che a Reggio mancano massiciamente, che contribuiscono a ridurre i gas inquinanti. E poi bisogna intervenire sul riscaldamento, il cui effetto inquinante incide più delle auto, con un rapporto del 65% contro il 35%».
Come fare? Non si può spegnere il riscaldamento in pieno inverno...
«C’è un tema di efficientamento energetico e di complessi industriali obsoleti. E poi bisogna generare risparmio per i cittadini anche con il teleriscaldamento, che a Reggio però rappresenta uno dei tanti problemi di Iren. Reggio aveva avuto questa intuizione geniale. Ed è stupefacente che ora non si raggiungano i risultati ottenuti nelle altre parti del mondo».
Ovvero?
«La gestione attuale mi dà molto da pensare. Ma credo anche che le amministrazioni debbano mettere un po’ a posto se stesse. Il riscaldamento globale ha prodotto un aumento delle temperature in tutti i mesi dell’anno, consentendo così di prendere in considerazione una riduzione del periodo di attivazione degli impianti». (e.spa.)
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