Le case cantoniere possono rinascere lungo la statale 63
La valorizzazione per finalità turistiche, culturali e sociali I dubbi: i costi e la posizione decentrata di alcune strutture
CASTELNOVO MONTI. Potrebbe avere prospettive interessanti soprattutto per l’Appennino l’accordo per la riqualificazione e il riuso delle case cantoniere dell’Anas, siglato nei giorni scorsi dall’ente stradale ed il Governo. L’idea alla base dell’accordo è di una valorizzazione di edifici e infrastrutture esistenti, con l’intento primario di promuovere un turismo sostenibile, e sviluppo sociale, economico e culturale di territori ricchi di arte, tradizioni enogastronomiche e bellezze paesaggistiche.[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12723035:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/01/04/news/le-case-cantoniere-possono-rinascere-lungo-la-statale-63-1.12723035]]
Si punta insomma a riutilizzare questi beni immobiliari in disuso rimettendoli in funzione come possibili ostelli, punti sosta, luoghi per attività culturali e ricreative. L’idea è dunque potenzialmente valida, ma si scontra con alcuni fattori concreti che in montagna rappresenteranno sicuramente un ostacolo alla concretizzazione del progetto, che ovviamente punta sul coinvolgimento di associazionismo e privati.
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La maggior parte delle case cantoniere si trova tra la collina e la montagna, lungo la statale 63: sono tre in territorio di Collagna, una a Busana, due in comune di Castelnovo Monti, una a Carpineti, due a Casina. E sicuramente l’Appennino ha le potenzialità turistiche per poter attrarre investimenti strutturali, ma queste case cantoniere sono il più delle volte situate in punti della strada distanti dai centri abitati, e da altre possibili attrattive se non l’ambiente naturale.
Prendiamo ad esempio la casa cantoniera di Collagna, poco prima del Ponte della Gabellina: in questo caso è a poche centinaia di metri dall’antico Ostello che fu della famiglia di Cesare Zavattini, ristrutturato pochi anni fa e mai pienamente attivato. Difficile quindi pensare ad una ulteriore proposta simile a poca distanza.
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C’è poi l’elemento dell’abbandono prolungato di queste strutture, che ne ha minato le condizioni: un riutilizzo non potrà che partire da pesanti (e costosi) lavori di ristrutturazione. Un esempio può essere la casa cantoniera castelnovese, prima di arrivare a Sparavalle: le finestre sono tutte distrutte, e con ogni probabilità ci sono persone che negli anni si sono introdotte nell’edificio per vedere se ci fosse qualcosa da arraffare, ed anche le condizioni del tetto sicuramente richiederebbero un rifacimento.
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Ma ci sono anche strutture che appaiono abbastanza ben tenute e potrebbero essere anche in posizioni sfruttabili, come la casa cantoniera tra Busana e Nismozza, una bella borgata da cui peraltro partono sentieri affascinanti verso il Ventasso o altri borghi. Ci sono infine eccezioni illustri allo stato di abbandono, in primis la casa cantoniera di Casina, che ha sfruttato l’essere nel centro del paese ed è diventata un gioiellino, sede di molte attività, o quella a Croce di Castelnovo Monti, da anni sede della locale sezione dell’Associazione Nazionale Alpini.
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